Eataly sbarca a Roma (con Italo)

Dopo tanta attesa, il più grande Eataly del mondo ha aperto i battenti a Roma, all’Air Terminal Ostiense.
17mila metri quadri di superficie con 23 punti di ristoro, 40 aree didattiche, 8 aule per i corsi, oltre naturalmente alle aree espositive e di vendita degli “alti cibi”, realizzazione del sogno di Oscar Farinetti.
Ecco le foto del nuovo megastore:

20120622-004222.jpg

20120622-004252.jpg

20120622-004318.jpg

20120622-004350.jpg

20120622-004413.jpg

20120622-004447.jpg

20120622-004527.jpg

20120622-004609.jpg

20120622-004657.jpg

Per decisione degli organizzatori lo scorso 14 giugno, durante la cerimonia inaugurale, era stato soppresso il buffet previsto in modo da devolvere ai terremotati delle zone dell’Emilia le relative risorse messe in budget. L’unica eccezione, ad esclusione dell’acqua e del Grana Padano delle forme danneggiate dal terremoto che sono state comprate a prezzo pieno, è stata la presenza dell’Asti Docg per il brindisi, messo a disposizione dal Consorzio.

eataly

Annamaria Cofano

Annunci

AW Lab: opening del flagship store a Milano

AW Lab è il nuovo concept del mondo delle sneakers di tendenza, erede pop di Athletes World. AW Lab ne rappresenta l’evoluzione, sia in termini di branding che di “contenitore”, giocoso, colorato, allegro, pop appunto.

Il legame con lo streetwear ed il mondo della musica lo rende partner naturale della rivista Vice, con la quale ha realizzato un’attività di guerrilla marketing nei giorni scorsi, girando per le vie di Milano con il suo van a caccia di stile tra i giovani, fotografando i look più originali e postandoli sulla fan page di Facebook (vd gli album “your streetstyle refresher” su https://www.facebook.com/AthletesWorldItalia/photos).

Sempre con Vice, è stato organizzato l’opening party di ieri sera, dove ho visto tantissimi giovani di tendenza del mondo street che si sono affollati dentro questo nuovo spazio su due piani in corso Buenos Aires a Milano, per bere una birra ed assistere alla performance di un’artista emergente, già di successo sulle scene USA ed in tournee in questi giorni in Europa, Dominique Young Unique.

Ieri quindi ho potuto visitare questo nuovo store, tutto incentrato sui colori, e sull’allegria che questi trasmettono. Sedute per la prova scarpe, moduli espositivi, area casse, tutto era a tinte fluo, dal rosa al verde all’azzurro all’arancio, declinate anche sul nuovo logo.

Nuovi strumenti di comunicazione retail sono stati utilizzati per rendere il concept contemporaneo, dagli ipad sulle pareti espositive per esplorare l’offerta di prodotto, alle video-vetrine in cui scorre un palinsesto di contenuti che vengono trasmessi in contemporanea su tutto il network di punto vendita grazie all’utilizzo delle attuali tecnologie di digital signage.

 

 

 

 

 

 

 

 

Colore a 360° anche nella proposta di prodotto, con diverse sneakers in esclusiva. Di grande impatto le vetrine, che ieri presentavano la nuova Nike Free da una parte e Adidas Original Munchen Sound dall’altra.

 

All'”hardware”, al contenitore, si associa un “software” (il personale di vendita) in linea con il posizionamento del brand: allegri, colorati, gentili.

Un nuovo concept sportswear quindi sul mercato italiano, colorato, allegro, in antitesi allo stile urban USA, dai colori scuri di Footlocker. Speriamo che diventi il primo retailer di successo italiano ad essere esportato, in antitesi al “colonialismo” distributivo che ha reso l’Italia territorio di conquista per i grandi gruppi retail stranieri.

Faccio i miei complimenti al team dell’azienda che mai come ora sta dimostrando un’energia ed una voglia di cambiamento che li sta premiando.

Annamaria Cofano

Sei allo stadio? Google ti propone abbigliamento sportivo. La pubblicità basata sulle situazioni ambientali.

Google qualche giorno fa ha depositato il brevetto per un sistema di tracciabilità dei comportamenti degli utenti per proporre messaggi pubblicitari ad-hoc.
Fin qui niente di strano. La novità sta nell’utilizzo di sensori integrati sullo smartphone per la rilevazione delle situazioni ambientali: se il sensore rileva il classico rumore “da stadio” Google ti proporrà messaggi pubblicitari correlati alla tua attività del momento. E così per la temperatura ed altre informazioni ambientali utili per la personalizzazione del messaggio.

Questa è la nuova frontiera del Direct Marketing.

Leggetene di più:
http://pubbli.wordpress.com/2012/03/26/google-avvia-la-pubblicita-basata-su-condizioni-ambientali/

Annamaria Cofano

20120329-074613.jpg

Perché conviene diventare partner dei propri concorrenti

Un interessante punto di vista (che condivido) sulle opportunità che nascono quando si smette di pensare al “business as usual” (i concorrenti sono i nemici) e s’inizia ad innovare il mercato ed accrescere il proprio business con il pensiero laterale (i concorrenti possono essere utili ai miei progetti di crescita):

http://blogs.hbr.org/cs/2012/03/why_your_company_should_partne.html

Annamaria Cofano

Quali sono i Retail Brand più forti al mondo?

C’è più di un’agenzia di rating internazionale che stila una classifica dei Brand e delle Insegne (Retail Brand) più forti.

Ma cosa s’intende per Brand forte? Tecnicamente si parla di Brand Equity, cioè il valore che il brand ha agli occhi dei consumatori per tutta una serie di determinanti, dalla conoscenza della marca alla sua reputazione; a loro volta determinate dal mix di azioni che la Marca mette in campo attraverso il suo marketing mix, ma non solo (la reputazione di marca è influenzata anche dai comportamenti di un’azienda – ad esempio – verso i propri dipendenti; la reputazione è forse il connotato di Marca che oggi le aziende non devono assolutamente sottovalutare, vista la diffusione dei social network e la conseguente “viralità” delle informazioni). Nel caso del Retail, gli attributi del Brand sono fortemente influenzati da tutta una serie di elementi caratteristici di questo “media”, che vanno dal prodotto offerto al servizio e all’esperienza di marca che tali spazi offrono.

Tornando alle classifiche, una delle più accreditate è quella stilata da Interbrand, che ogni anno pubblica le migliori insegne seguendo alcuni criteri-chiave (oltre alla presenza nella distribuzione monomarca che rappresenti almeno il 50% del totale distribuzione: per questo ad esempio Apple non viene inclusa):

  • solidità finanziaria
  • capacità del brand di generare acquisti addizionali rispetto a quelli che verrebbero generati semplicemente dalla domanda di prodotto generico (la classica domanda è “le persone comprano da XXXXX perché il negozio è posizionato in una buona location o per l’insegna?”)
  • capacità del brand di generare reddito anche in futuro

Purtroppo l’Italia non è considerato un paese rilevante dal punto di vista retail, semplicemente perché qui non nasce nessuna catena di rilevanza internazionale, al contrario siamo da questo punto di vista territorio di conquista.

Vi invito a leggere il report 2012 che trovate a questo link: http://www.interbrand.com/en/BestRetailBrands/2012-Best-Retail-Brands.aspx

Un punto di vista diverso: http://brandirectory.com/league_tables/table/top-25-retail-brands-2012

Buona lettura.

Annamaria Cofano

E-commerce alla cinese by BCG

Un recente studio di BCG-Boston Consulting Group ha messo in evidenza le peculiarità dell’e-shopper cinese rispetto a quello occidentale.

Prima di tutto, occorre dire che la Cina è destinata a diventare la prossima superpotenza per l’e-commerce, sorpassando quindi l’attuale n. 1, gli USA (oggi la Cina conta 145milioni di e-shoppers contro i 170milioni degli USA, con una stima di crescita annua di 30milioni). Nel non lontano 2005 solo il 10% della popolazione urbana acquistava online. Nel 2015 si stima che tale valore sarà quadruplicato, arrivando a rappresentare il 7,4% del totale degli acquisti.

Un importante contributo è dato dall’impegno governativo per la diffusione della banda larga, che in Cina è accessibile a prezzi decisamente popolari (10$/mese) e che l’ha resa il paese con il maggior numero di internauti (quasi 460 milioni), e la diffusione della telefonia mobile, che in tantissime aree, soprattutto rurali, sostituisce la telefonia fissa. A questo, si aggiunga la difficoltà geografica di raggiungere tutti i consumatori attraverso il retail “fisico” in un territorio così vasto, dove spesso i negozi dei brand sono presenti in poche grandi città (basti pensare che i più grandi retailers cinesi, Gome e Suning, hanno negozi in “sole” 260 locations): per tantissimi acquirenti oggi il retail “virtuale” è l’unico canale attraverso il quale accedere ai beni desiderati, che non riescono a raggiungere una diffusione fisica neanche lontanamente pari alla domanda.

Venendo alla ricerca, condotta su oltre 4000 e-shoppers in 5 città di livello primario, è emerso che gli acquirenti online cinesi hanno peculiarità tali da renderli unici al mondo.

Una delle peculiarità è il rapporto con i marchi. Diversamente da quello che si potrebbe pensare, la fiducia nei brand non è così scontata: solo il 19% dei consumatori cinesi visita i siti ufficiali dei marchi. Infatti, il ritardo con cui tanti marchi hanno investito in Cina ed in particolare sull’online ha fatto sì che la reputazione di marca sia stata costruita dai siti di e-commerce multi-brand che si sono attivati per primi. L’opinione di questi “opinion-leader” e della web community conta più di ciò che l’azienda racconta di sè. Questo rende particolarmente importante, per un brand che voglia farsi apprezzare in Cina, investire sulla brand reputation online – attraverso i blog, i social network, i redazionali, ecc – più di quanto possa rendere investire nella classica campagna di comunicazione “unidirezionale”. Questo rappresenta una grande opportunità per i marchi non ancora noti, che possono costruirsi una reputazione attraverso il passaparola del web. Non sono pochi i casi di brand che sono addirittura venduti solo online, grazie proprio alla loro desiderabilità creata attraverso una corretta strategia di web marketing.

Altro aspetto importante, è la sensibilità verso il prezzo: pur non trattandosi di una fascia bassa di consumatori (stiamo infatti parlando prevalentemente di middle class), l’e-shopper cinese dà molta importanza al rapporto qualità prezzo, e pertanto raramente è disposto a pagare di più solo per la notorietà di un brand: “Websites able to meet the need for better quality and service will win in an increasingly competitive online environment”. L’e-commerce, grazie a costi di gestione più contenuti, riesce ad offrire prezzi più competitivi del retail tradizionale, che in Cina ha costi piuttosto sostenuti, conquistando così ulteriormente le preferenze degli acquirenti.

Ancora, elemento caratterizzante è l’importanza della forma di pagamento. A fronte di una scarsa diffusione della carta di credito, ed alla scarsa fiducia in generale verso metodi che prevedono il pagamento al momento dell’ordine e non della consegna, Taobao (uno dei primi portali per l’e-shopping) ha creato Alipay, che prevede il pagamento solo al momento in cui la merce è consegnata. Altro sistema comunemente accettato è il COD (cash on delivery, pagamento alla consegna). Per questo, alcune realtà hanno deciso di aprire una propria filiale in loco, per poter gestire forme di consegna e pagamento dedicate.

Un altra caratteristica è la paura di acquistare prodotti contraffatti. Anche per questo, i rivenditori online ormai accreditati in Cina hanno il potere di “garantire” per i prodotti che vendono, più di quanto possa farlo il sito di un’azienda.

Altro elemento importante è la rilevanza dei superheavy-spenders: il 7% degli e-shoppers conta per il 40% del business online ed effettua oltre 50 transazioni all’anno. Cercano articoli must-have non disponibili altrove, con una crescente ricerca di marchi di nicchia con un’alta considerazione. Ne ha tenuto conto per esempio il sito http://www.thecorner.com.cn, versione cinese del sito di moda di lusso del Gruppo Yoox, che ha di recente lanciato The Vogue Talents Corner, dove si promuovono i designer emergenti ancora poco noti al pubblico, in collaborazione con Vogue Cina. Sono i consumatori da conquistare per primi, attraverso la costruzione della reputazione di marca.

Dopo quelle dei consumatori, veniamo ora alle caratteristiche peculiari dell’e-commerce cinese.

Prima di tutto, è caratterizzato dalle importanti difficoltà logistiche: l’inadeguatezza delle infrastrutture esistenti su gran parte del territorio rende le consegne una sfida non da poco. A ciò si aggiunga la paura da parte degli acquirenti di vedersi sostituire, lungo il transito, i beni acquistati con dei falsi: per questo motivo, spesso si affidano a e-retailers che possano garantire la consegna con corrieri che hanno dei centri di distribuzione propri anche nella città di destinazione. Il Gruppo Yoox, consapevole di questi due aspetti, si è mosso di conseguenza: ha siglato un accordo con Fedex in base al quale i corrieri s’impegnano ad attendere che gli acquirenti si provino i capi acquistati, in modo da poter effettuare il ritiro dei resi sul momento; The Corner, sempre dello stesso Gruppo, usa la tecnologia RFID per sigillare i colli con microchip anti-effrazione e garantire così che non siano stati manomessi. La garanzia di un servizio efficiente ed impeccabile risulta l’arma vincente nei confronti degli e-shoppers cinesi.

Un fenomeno peculiare dell’e-commerce in Cina è il predominio assoluto di un solo sito, Taobao, del gruppo Alibaba, che vende online le più svariate categorie merceologiche (oltre 800 milioni di prodotti), che da solo detiene il 79% del volume delle transazioni. In nessun altro paese al mondo c’è una tale concentrazione: non c’è possibilità d’ignorare l’influenza che questo sito ha sulle decisioni d’acquisto dei cinesi. Si tratta in pratica di una specie di portale, con registrazione gratuita, attraverso il quale innumerevoli merchants posso vendere i loro articoli. Cosa si può fare per non assistere impotenti davanti a ciò che accade ai nostri prodotti? Si possono verificare i commenti dei consumatori sul proprio prodotto, il prezzo di vendita, e provare a siglare accordi con i merchants per veicolare il nostro prodotto secondo i nostri canoni. Taobao, inoltre, forte della propria posizione dominante, ha fatto in modo che i prodotti venduti sul proprio sito non appaiano tra i risultati dell’equivalente di Google in Cina, http://www.baidu.com: pertanto, chi cerca uno specifico prodotto da acquistare, fa prima ad andare a cercarlo direttamente su http://www.taobao.com. A pagina 12 del report trovate un dettaglio sul business model di questo sito.

Abbiamo già accennato al ruolo-chiave del passaparola per la community dell’e-commerce, e quindi la rilevanza dei social media sulle decisioni d’acquisto. Non abbiamo detto però che in Cina non c’è un social network largamente dominante come Facebook in occidente, ma una frammentazione di siti, ciascuno con un target molto specifico. Pertanto, una strategia di social media richiede una profilazione ancora più dettagliata dei propri consumatori-target al fine di individuare i social media a loro più congeniali.

Il report è veramente lungo e completo, la mia sintesi si chiude qui. Potete visionarlo al seguente link: http://www.bcg.com/documents/file91905.pdf. Da pag. 14 troverete anche le previsioni sul futuro prossimo dell’e-commerce cinese.

Buona lettura.

Annamaria Cofano

Le riflessioni di Romano Prodi sull’anno che finisce e su quelli che verranno @AlmaGraduateSchool

Oggi all’Alma Graduate School (http://www.almaweb.unibo.it/it/almags/home.plp) si è svolto lo scambio di auguri ad un orario inconsueto, alle 7:30 del mattino. Ottima iniziativa visto il sovraffollarsi di cene di Natale di questo periodo.

Lo scambio di auguri si è svolto all’interno della “grotta”, locale al piano interrato di grande suggestione, location di eventi di gran sapore. L’evento era arricchito dalla musica dell’orchestra “La Follia”, di sole chitarre acustiche, diretta dal maestro Massimo Alessio-Taddia. Ho trovato sul web la loro pagina Facebook, vi consiglio di ascoltarli (su youtube trovate qualche video) perché è veramente un’orchestra inconsueta.

Ma il motivo per il quale cito l’evento su questo blog è l’ospite d’onore dell’evento: Romano Prodi, che – cito testualmente dal programma – ha proposto una “meditazione”: “Piangere, ma poi smetterla e quindi reagire”.

Prodi ha affrontato questa levataccia per ricordare gli eventi più importanti, a suo parere, dell’anno 2011 e per condividere le sue riflessioni, che riporto in sintesi:

1) La fine della guerra in Iraq: “grazie” a quella guerra, l’occidente si è fatto un miliardo di nemici. Ed i risultati ad oggi – considerate le motivazioni legate alla “esportazione della democrazia” – non sono quelli attesi. Oltretutto una guerra che ha visto forti divisioni nella UE le cui conseguenze si vedono oggi.
2) La primavera araba: una primavera non omogenea. La Tunisia sembra esserne uscita nel modo giusto, avviandosi verso una forma democratica di governo, ma risulta ben più problematica quella egiziana. Arrivata in quest’ultimo caso successivamente ad un periodo di crescita economica ma senza equità: più cresceva l’economia e più il paese si spaccava. Le elezioni in alcuni paesi vedono l’affermazione dei partiti salafiti legati al mondo musulmano meno aperto, caratterizzato dalla critica al mondo democratico e dall’attaccamento alle tradizioni più oscurantiste. L’Egitto ormai è un paese con l’economia allo stremo: cosa accadrà? E’ ancora presto per dirlo.
3) La guerra libica: per la prima volta gli USA entrano in un conflitto in modo parziale (pesando solo il 15%). Gli USA stanno vivendo una fase in cui il predominio militare sta mostrando i suoi limiti: gli USA rappresentano il 40-50% della spesa mondiale in armamenti ma solo 20% del PIL mondiale. Non più sostenibile ricoprire il ruolo di arbitro del mondo.
4) La nascita del secolo asiatico: ormai il baricentro dell’economia (e quindi del potere) si è spostato dagli USA in Cina. E conseguentemente la strategia degli USA, non dichiarata, è di circondare la Cina stessa: una base militare in Australia; accordi con i paesi limitrofi alla Cina. Tutti sintomi di un timore sotterraneo nei confronti della nuova potenza mondiale. Lo scacchiere ormai si è spostato dall’Atlantico al Pacifico.

Tutto questo ha comportato un passaggio di mano nell’Economia mondiale, determinando un riequilibrio tra economia occidentale e nuova economia (asiatica ed anche africana, quest’ultima con una bassa incidenza ma con chiari segnali di sviluppo, grazie sempre all’oriente che vi sta investendo).
L’Asia presenta ancora dei tassi di sviluppo positivi, intorno al 7-8%, ma cominciano a mostrare segni di rallentamento. La Cina è in guardia. Comincia a sentirsi un’esigenza di giustizia. E di ridistribuzione del reddito. Il futuro deve ancora venire, non è già scritto.
Basti pensare al fenomeno degli Indignados: è la prima volta nella storia che un Movimento non ha un leader, ma continua e va avanti per la crescente ingiustizia del mondo che è in costante peggioramento dagli anni 80 (esclusi alcuni casi come il Brasile e la Scandinavia).

Non c’è sviluppo se si continua ad accumulare ricchezza su chi non può spendere più di così. Non si crea benessere “aggiungendo cibo a tavola di chi già è già sazio”. Il problema è la mancanza di leadership della società attuale: nessuno sta gestendo il grandissimo cambiamento, epocale, che sta vivendo la società. Ci sarebbe bisogno dell’Europa ma in Europa non c’è leadership. La leadership in Europa la vorrebbero anche la Cina e gli Usa per evitare il bipolarismo economico. Ma purtroppo le divisioni all’interno dell’UE ci impediscono di ricoprire il ruolo richiesto. Al contrario, si è ridotto progressivamente il potere sovranazionale ed è tornato quello nazionale. Oggi assistiamo ad un direttorio a due, ma “in realtà è lei che detta le regole e lui le organizza le conferenze stampa”; “fate i compiti a casa, comportatevi bene”: eppure la forza della Germania è grazie all’euro. Senza l’euro la Germania non sarebbe la potenza che è oggi. Eppure si propone come il paese che si sacrifica per gli altri.

L’Italia? Ha fatto i “compiti a casa” ma senza prospettive di crescita.

Occorre un nuovo patto europeo per avviare la crescita nei paesi. Basta fare solo analisi del passato, occorre guardare al futuro.
Per ora il futuro mostra un segno negativo. Occorrono riforme e cambiamenti per lavorare sulla produttività.
Siamo dominati dal (corto, n.d.r.) circuito elettorale: siamo sempre più concentrati sulle elezioni e sempre meno sul governo.
Obama per non perdere le prossime elezioni ha fatto intervenire le sei banche più importanti per salvare l’euro. Sarebbe ora di concentrarsi sulla gestione del cambiamento.

Ben vengano commenti e riflessioni sulle sue parole.

Io invece mi limito ad augurarvi Buon Natale.

Annamaria Cofano

Il lusso non è in crisi: il nuovo “tempio” Etoile LVMH a Roma sta per aprire

Il mercato del lusso sembra vivere in un mondo parallelo.
Mentre la crisi e le prossime stangate stanno distruggendo persino la gioia dello shopping natalizio, il mondo del Luxury continua a sfornare dati da anni ’90.
Le principali griffe della moda, quelle quotate, registrano un +11,1% nei primi nove mesi del 2011. Da Gucci (+19,7%) a Bottega Veneta (+31,7%), da Prada (+25%) a Ferragamo (+27,6%), mostrano quasi tutte crescite a doppia cifra (fonte: Pambianco).

E la prossima apertura di LVHM a Roma non è che una conferma: il 29 gennaio sarà infatti inaugurata a Roma, in piazza San Lorenzo in Lucina, la Maison Louis Vuitton Etoile, uno spazio gigantesco, una vera e propria dimora.

Questa grande “Etoile”, il cui nome deriva da quello di un antico e prestigioso cinema che sorgeva proprio nell’edificio scelto dall’azienda francese come location, ristrutturazione dietro la quale c’è il nome dell’architetto Peter Marino, si estenderà su una superficie di 1.200 metri quadrati e ospiterà, oltre alla boutique, anche un cinema e una libreria. Uno spazio pensato per lo shopping e il divertimento, ma anche per attività culturali ed artistiche. La scelta della location non è casuale. Proprio in piazza San Lorenzo si trova il primo negozio romano di Vuitton, aperto nel 1988, che verrà chiuso in concomitanza dell’arrivo dell’Etoile (fonte: Fashion Magazine).
Insomma, un inno al lusso che suona un po’ fuori tempo in questo periodo di austerity, ma che è la conferma di un mondo che sta girando a due velocità.

Annamaria Cofano

20111221-064054.jpg

Moncler lancia una consumer promo per una campagna UGC

Domenica 18 dicembre in via della Spiga, dalle 10 alle 19, presso il proprio negozio, Moncler distribuirà delle t-shirt limited edition da personalizzare. I fortunati che riusciranno ad aggiudicarsi la maglietta, si faranno poi fotografare indossandola (o facendola indossare) ed interpretandola a proprio modo, caricheranno la foto sul sito web dedicato all’iniziativa http://www.oknowyoutakeyourpicture.com/, le foto verranno pubblicate sul logo dell’azienda e potranno essere scelte per la prossima campagna pubblicitaria PE12. In più, il vincitore del contest potrà partecipare al’evento Moncler durante la NY Fashion Week. L’iniziativa (che potremmo definire street-web-contest) si chiama Ok. Now you take your picture.

Niente di nuovo, le campagne in cui il consumatore viene coinvolto in prima persona sono ormai di uso comune. Tra le prime, Coca Cola che aveva chiesto ai suoi fan di creare le nuove bottiglie di Fanta e di Coca Cola Light, premiando le creazioni più artistiche.

In questo caso, il valore aggiunto di Moncler è dato dalla somma della partecipazione personale al visual della campagna (come protagonista) e dell’interpretazione del marchio (è questo il vero UGC – user generated content). Ancora, non si può non sottolineare l’appeal del marchio, molto “caldo” in questo momento, il che rende l’iniziativa appetibile dai tanti aspiranti-protagonisti del mondo della moda. Naturalmente l’ulteriore valore aggiunto è la possibilità di essere parte di una campagna firmata Bruce Weber (e qui si aprirebbe un altro post dal titolo “il ruolo dei photo-star nelle campagne pubblicitarie della moda”).

Sarebbe stato un ulteriore passo avanti delegare la scelta ai fan invece di essere Moncler a scegliere i protagonisti.

Però l’iniziativa è lodevole in quanto, oltre a creare buzz intorno al marchio a prescindere da chi parteciperà, riesce anche a creare traffico (store traffic) verso il negozio di Milano, punto da non sottovalutare, il che evidenzia le tante sfaccettature di quest’attività che è di marketing (adv, retail, web, street) più che di sola comunicazione.

Annamaria Cofano

Decathlon Retailer of the Year 2011!

La società di ricerca e consulenza Q&A Research & Consultancy effettua ogni anno un’indagine sulle catene della distribuzione, per decretare il retailer dell’anno in base ai giudizi espressi dai consumatori.

Per l’edizione 2011 sono stati coinvolti 25mila consumatori per 145 catene.

Gli elementi valutati come maggiormente importanti dai consumatori sono stati:

  • rapporto qualità/prezzo
  • ampiezza dell’assortimento
  • servizio e cortesia del personale

Decathlon risulta il retailer vincitore di quest’edizione, riuscendo a scalzare la leadership degli ultimi due anni detenuta da Esselunga (e quella della prima edizione di Ikea).

Sono stati inoltre decretati i vincitori nelle diverse categorie, dove spiccano Ikea nell’arredamento, Carpisa nelle borse, Pittarello nelle calzature, Mediaworld per CD-DVD-Elettronica-Informatica, Bottega Verde nell’erboristeria, Leroy Merlin nel bricolage, Toys per i giocattoli, Stroili Oro per bigiotteria e gioielleria, Kasanova per i grandi magazzini, Tezenis per l’intimo, La Feltrinelli per le librerie, Oviesse per moda bimbo e prima infanzia oltre a moda uomo (??), H&M per la moda femminile, Salmoiraghi e Viganò per l’ottica, Yves Rocher per la profumeria, Mc Donald’s per ristorazione-fastfood, Esselunga per i supermercati e Unieuro per la telefonia.

Alcuni vincitori inattesi, altri praticamente scontati.

Si notano assenze celebri, come Abercrombie&Fitch, Zara, Coop, e comunque in generale assistiamo ad una egemonia del low cost.

Annamaria Cofano

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: