Hermès glocal in India

In questi giorni sto preparando le lezioni di Marketing Internazionale per l’Università e tra gli argomenti voglio affrontare la differenza tra brand globali e marketing locali.
Il caso Hermes e dei suoi sari di lusso cade a pennello. Loro affermano che non si tratta di un’operazione di marketing….perché, le politiche di prodotto di cosa fanno parte?

http://it.fashionmag.com/news-207086-Hermes-lancia-una-linea-di-sari-di-lusso-in-India

Annamaria Cofano

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Reebok: dagli USA una frenata alla categoria fitness shoes?

Negli USA Reebok, marchio del gruppo Adidas, è stata condannata a pagare 25 milioni di USD per pubblicità ingannevole in merito alle sue scarpe “tonificanti”, che hanno creato da poco una nuova categoria di prodotto, le fitness shoes, che promettono gambe e glutei rassodati grazie alla loro tecnologia: dalle Shape-up Skechers alle Fit Flop, alle “imitazioni” realizzate da vari Brand leader (occorre dire che l’unica azienda che non si è lasciata trascinare dal fenomeno è stata Nike, coerente nella sua strategia di fitness attivo e non passivo).
Vd: http://it.fashionmag.com/news-205084-Reebok-paghera-25-milioni-di-per-pubblicita-ingannevole-sulle-sue-scarpe-tonificanti

Annamaria Cofano

L’enciclopedia delle sneaker: ‘Sneakerpedia’ by Foot Locker

Footlocker conosce le leve che fanno presa sugli sneaker-addicted.
Cosa c’è di più interessante per un appassionato di sneaker che conoscere la storia della scarpa preferita?
Contenuto rilevante per il target, unito alla socializzazione che è parte integrante del suo stile di vita: il blog in cui condividere informazioni ed esperienze è uno dei punti di forza di quest’iniziativa di marketing. Complimenti.

Vd: http://www.trendhunter.com/trends/sneakerpedia

Annamaria Cofano

Il rapporto tra gli Italiani, la moda ed il Made in Italy

La Camera Nazionale della Moda italiana ha commissionato una ricerca alla società ISPO: “GLI ITALIANI, LA MODA E IL MADE IN ITALY”.

La ricerca si è svolta attraverso una modalità mista quali-quantitativa (sondaggio su un campione rappresentativo della popolazione, focus group ed interviste individuali ad 11 opinion leader del settore).

Riporto i principali risultati della ricerca (tratti dal sito della Camera Nazionale della Moda):

  1. Moda è cultura, in quanto capace di descrivere un’epoca
  2. Moda è divertimento ed evasione, perché permette di giocare ed inventare (Il 49% degli intervistati ha dichiarato che la moda è importante nella propria vita, è fonte di gioia, felicità, benessere)
  3. Moda è eleganza e bellezza, in quanto rimanda alle modelle ed ai canoni di bellezza da loro rappresentati
  4. Moda è elitarietà e status symbol (anche se riconosciuta la sua migrazione a fenomeno democratico, per il 78% degli intervistati la moda è un biglietto da visita)
  5. Moda è benessere: uno strumento di espressione del proprio stare bene e della sicurezza in se stessi, che si riflette sull’immagine che si mostra agli altri

I grandi marchi sono amati e ne viene riconosciuto il valore in termini di immagine e qualità, ma il consumatore si è dimostrato maturo nel suo approccio alla moda: una percentuale compresa tra il 78% e il 79% ha dichiarato che preferisce cambiare spesso marchio e valutare brand e posti diversi per cercare cose nuove (sia per l’abbigliamento, sia per gli accessori). L’ESSERE ALLA MODA è strettamente connesso con lo STARE BENE CON SE STESSI.

Solo i più giovani sentono ancora forte la necessità di rispondere alle aspettative altrui e di riconoscersi proprio nell’adeguarsi a modelli presenti all’interno del gruppo sociale. Infatti i luoghi d’acquisto più ambiti restano i negozi monobrand per il 52% dei giovani di 18-25 anni, contro il 40% del totale intervistati.

In sintesi, la moda ha ormai assunto “un ruolo ha che fare con il sentire più che con l’apparire” (Mannheimer, ISPO). I consumatori riconoscono alla moda un valore emozionale.

E il MADE IN ITALY?

Per gli Italiani Made in Italy è sinonimo di qualità nei tessuti e nella manodopera, una garanzia di qualità e sicurezza, uno stile che dura nel tempo.

Pur riconoscendo che il Made in Italy sta vivendo un periodo di fragilità, assediato dalla competizione manifatturiera di altre aree del mondo, per gli Italiani il Made in Italy garantisce valori unici non replicabili.

Made in Italy versus Made in China: dalla qualità dei materiali, alla durata dei prodotti, alla creatività e alle tendenze, il Made in Italy è sempre nettamente preferito, ma a patto che le etichette non nascondano in realtà un pre-lavorato estero che poi venga finalizzato in Italia.
Gli intervistati hanno dimostrato una forte antipatia per la poca chiarezza di marchi che si dichiarano portatori di stile Made in Italy e poi producono all’estero.
Di fronte a un prodotto Made in China realizzato con qualità pari a quella italiana, ma con maggior convenienza di prezzo, le preferenze vanno per il Made in China.
Un’ulteriore dimostrazione che il consumatore è attento, cosciente, pronto a recepire le novità del mercato: una vera e propria chiamata alle armi per un Made in Italy che nel comparto fashion deve ritrovare gli stimoli e la capacità di dar forza ai valori della tradizione qualitativa e stilistica italiana.

Sul sito della Camera Nazionale della Moda potete trovare (e scaricare) la presentazione della ricerca in pdf.

Annamaria Cofano

Ancora connubio green&style: le scarpe che germogliano

Il connubio green&style, sostenibilità e design, non è più solo un capriccio di qualche ecologista, ma sta diventando una tendenza sempre più marcata.

Dopo aver accennato a Regenesi, vi voglio segnalare la OAT Shoes, azienda olandese che ha lanciato la prima scarpa che…….germoglia, che con queste scarpe da ginnastica ha vinto il premio per il prodotto più ecocompatibile all’Amsterdam Fashion Week.

Infatti, oltre ad essere realizzata in materiale 100% biodegradabile, contiene all’interno della linguetta dei semi che potranno germogliare qualora si decidesse, dopo l’uso, di piantarle. Dando vita ad un alberello.

“Il nostro futuro -affermano dalla Oat- sta nella riconciliazione tra industria e natura. Dobbiamo capire che quello che costruiamo è una parte di un ciclo vitale che deve essere chiuso”.

Una filosofia perseguita fino in fondo. Infatti già nel product design le scarpe sono state concepite nella sola variante total-white, con unico elemento caratterizzante la suola colorata, e sono stati utilizzati materiali esclusivamente naturali come canapa, sughero, cotone bio, plastiche biodegradabili e sbiancanti non clorurati; inoltre sono realizzate in Europa per minimizzare le emissioni dovute ai trasporti. Quindi le scarpe a km 0.

Insomma, un concetto ben al di là del semplice utilizzo di materiali riciclati.

Visitate il sito: http://www.oatshoes.com/

Eco-design, ovvero il gusto italiano abbinato all’anima verde

Su Fashion Magazine di oggi si accenna alla svolta del Salone del Mobile, dove “l’ecologia fa tendenza“: “Il design resta la cosa più importante per quanto riguarda mobili e arredo, ma sempre di più nel mondo del design si fanno strada materiali riciclati, recuperati, naturali, e soluzioni ad alto risparmio energetico, adottate da creativi eco-friendly. ”

A Bologna esiste una realtà che ha sposato questo concetto al 100%. Si chiama – uno dei brand name più indovinati per coerenza con il proprio dna – REGENESI.

Oggetti di design, realizzati in materiale 100% riciclato (alluminio, vetro, plastica, pelle, cartone sono trattati con processi di lavorazione innovativi, che garantiscono standard di qualità identici rispetto alle materie prime vergini). E quando si parla di design, si parla di nomi di rilevanza internazionale: Matali Crasset, Marco Ferreri, Giulio Iacchetti, Setsu e Shinobu Ito, Denis Santachiara.

Nomi cosmopoliti che si sono appassionati a questa realtà innovativa e sognatrice, che racchiude la sua filosofia nelle seguenti parole:

“Trasformiamo i rifiuti in bellezza perché non c’è antitesi fra funzionalità, eco-compatibilità e bellezza. Pensiamo che dalla società dei consumi e dallo spreco possa nascere qualcosa di bello ed utile”.

Impossibile non innamorarsi di una filosofia aziendale così. Ed infatti così è stato, quando ho incontrato per la prima volta la “sognatrice”, Maria Silvia Pazzi (potete trovare una bella video-intervista su http://www.videodimpresa.com/video.php?video_id=35). Ravennate, determinata, appassionata, gestisce lei tutti i rapporti con i designer, con gli uffici stampa, con i buyer. Una e trina.

La sua tenacia unita all’appeal del prodotto e del progetto ha fatto sì che Regenesi venisse immortalata sui principali magazines italiani e stranieri (anche sul New York Times)  e sui siti web di design. Ma Regenesi non si è fermata qui: fedele alla sua filosofia ha anche creato la Regenesi Design Factory (RDF), un gruppo di designer emergenti che porta continuamente nuova linfa alla creatività di Regenesi, e la community di design Regens (http://www.regenesi.com/en/regens/home.plp).

I suoi prodotti vanno dall’home-design all’accessorio moda; il suo pezzo-icona è la Fruit Bag, una borsa in pelle rigenerata al 100% disegnata da Setsu e Shinobu Ito che ricorda un sacchetto di carta di quelli in cui si vende appunto la frutta.

                    

Una realtà, quella di Regenesi, che ci proietta verso un futuro possibile, dove il made-in-italy famoso in tutto il mondo sposa l’avanguardia green.

Potete visitare il sito su www.regenesi.com.

Annamaria Cofano