Low cost e Luxury: chi rimane nel mezzo?

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Sono ormai anni (decenni se usciamo dai nostri confini) che assistiamo ad una progressiva polarizzazione dei consumi: da una parte il crescente successo del low cost – che per non apparire cheap e quindi inaccettabile per i vanitosi consumatori italiani, è preferibile definire “lusso accessibile”, “design democratico”, ecc ecc – dall’altra la crescita inesorabile del luxury, che invece di diventare più democratico diventa sempre più esclusivo.

Brand come Ikea, Ryanair, Zara ma anche meno scontati come Kiko, Nau, Calzedonia sono ormai nella shopping bag, reale o virtuale, di tutti. Lungi dal sentirsi “poveri” per avere in mano una shopper di H&M, i consumatori attuali si sentono consumatori globali, quindi non c’è nulla di cui vergognarsi.

Dall’altra parte, ormai dominano la scena i grandi Brand del lusso, da Michael Kors a Gucci, da Artemide a NH Collection, da Ferrari a Krug. E se una Ferrari non è alla portata di tutti, una borsa di Michael Kors non se la nega nessuno. A patto di abbinarla ad una camicia Zara.

E i Brand-di-Mezzo? Schiacciati dai due poli, sono giudicati troppo cari rispetto a Zara e troppo di basso livello rispetto a Bottega Veneta. Se devo andare in un hotel 3 stelle, preferisco andare in un hotel Chic&Basic che è più cool.

Annamaria Cofano

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A proposito di Australia: è arrivata anche Zara

Come scrivevo il 7 aprile nell’articolo sul nuovo Eldorado del lusso, l’arrivo di Zara dopo i brand del lusso testimonia come l’Australia sia definitivamente confermata come la nuova destinazione della moda.

Il 19 aprile ha aperto nel centro commerciale Westfield, 1830 mq su 3 piani, con code che hanno iniziato ad accumularsi nella notte – sono arrivati da diverse zone dell’Australia – per essere i primi a varcare la soglia della più grande “boutique” di moda degli anni 2000 (le foto dell’apertura);  nelle prossime settimane sbarcherà anche a Melbourne, in Burke Street.

Annamaria Cofano