Il lusso non è in crisi: il nuovo “tempio” Etoile LVMH a Roma sta per aprire

Il mercato del lusso sembra vivere in un mondo parallelo.
Mentre la crisi e le prossime stangate stanno distruggendo persino la gioia dello shopping natalizio, il mondo del Luxury continua a sfornare dati da anni ’90.
Le principali griffe della moda, quelle quotate, registrano un +11,1% nei primi nove mesi del 2011. Da Gucci (+19,7%) a Bottega Veneta (+31,7%), da Prada (+25%) a Ferragamo (+27,6%), mostrano quasi tutte crescite a doppia cifra (fonte: Pambianco).

E la prossima apertura di LVHM a Roma non è che una conferma: il 29 gennaio sarà infatti inaugurata a Roma, in piazza San Lorenzo in Lucina, la Maison Louis Vuitton Etoile, uno spazio gigantesco, una vera e propria dimora.

Questa grande “Etoile”, il cui nome deriva da quello di un antico e prestigioso cinema che sorgeva proprio nell’edificio scelto dall’azienda francese come location, ristrutturazione dietro la quale c’è il nome dell’architetto Peter Marino, si estenderà su una superficie di 1.200 metri quadrati e ospiterà, oltre alla boutique, anche un cinema e una libreria. Uno spazio pensato per lo shopping e il divertimento, ma anche per attività culturali ed artistiche. La scelta della location non è casuale. Proprio in piazza San Lorenzo si trova il primo negozio romano di Vuitton, aperto nel 1988, che verrà chiuso in concomitanza dell’arrivo dell’Etoile (fonte: Fashion Magazine).
Insomma, un inno al lusso che suona un po’ fuori tempo in questo periodo di austerity, ma che è la conferma di un mondo che sta girando a due velocità.

Annamaria Cofano

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La Francia “invade” l’Italia


Lo shopping di aziende italiane da parte della vicina Francia desta qualche malumore, retaggio di una rivalità che passa dalla moda (Parigi vs Milano) al calcio (è ancora scolpito nella memoria collettiva “il grande affronto” della testata di Zidane a Materazzi durante i mondiali, episodio che diede vita a tutta una serie di slogan anti-francesi, sfogo di un astio a lungo represso verso il vicino snob).

Oggi bisogna con riconoscere che la Francia si sta prendendo una bella rivincita: Sarkozy ci sbeffeggia in sede europea mentre la nostra industria sta finendo nelle mani di gruppi francesi, laddove in Italia la piccolezza intellettuale e manageriale della nostra imprenditoria non è tuttora riuscita a fare un fronte comune ed a creare almeno un gruppo di rilievo internazionale.

L’ultima notizia, il passaggio della griffe italiana Brioni ai francesi di PPR, la holding fondata dall’imprenditore del lusso François-Henri Pinault, è solo l’ultimo tassello di una storia ormai lunga e poco gratificante per il nostro tessuto economico.

Uno dei casi che addirittura aveva suscitato la pericolosa tentazione del protezionismo è stato quando il gruppo Parmalat, ancora scosso dal disastro cui era stato condotto dalla precedente gestione, è passato sotto il controllo dei francesi di Lactalis, che hanno acquisito oltre l’80% del capitale. Lactalis è diventato così il leader mondiale dei latticini con un giro d’affari di 14,7 miliardi di euro.

Nel lusso, Bulgari, lo storico marchio di gioielleria di alta gamma italiana, oggi presente sul mercato anche con una collezione di borse, è stato venduto nel marzo 2011 alla francese LVMH di Bernard Arnault, che ha acquisito il 100% della proprietà.

Persino nei servizi con Alitalia: Air France possiede una quota del 25% nel capitale della compagnia italiana. Ed è previsto che nel 2013 i soci italiani possano vendere le loro quote ai soci transalpini, con la scadenza dell’obbligo a tenere le azioni.

E ancora Edison: dopo mesi di lunghe trattative, a inizio novembre i francesi di Edf hanno ottenuto di poter acquisire gradatamente il controllo totale di Edison attraverso complessi accordi con i soci italiani di Edison.

Infine NTV: prima ancora che boi italiani potessimo provarla, francesi sono già presenti nel capitale della Nuovo Trasporto Viaggiatori, la società di treni ad alta velocità lanciata da Luca di Montezemolo, Diego della Valle e Gianni Punzo, con una quota del 20%.

Per le banche, BNL: i francesi di Bnp-Paribas hanno preso il controllo del 100% della Banca nazionale del lavoro nel 2006, dopo il fallimento dell’operazione di acquisto da parte di Unipol. E Cariparma, dove il gruppo francese Crédit Agricole è entrato nel capitale nel 2007 acquisendone in seguito il 100% del capitale.
E infine Mediobanca, dove i francesi hanno anche una presenza incisiva nell’azionariato.

Nella grande distribuzione, GS: lo storico marchio italiano, dopo circa 50 anni di attività, nel 2000 viene acquisito dalla Carrefour, secondo gruppo mondiale della grande distribuzione.

Rimanendo nella distribuzione, non posso non citare il caso Decathlon, retailer delle grandi superfici a libero servizio dell’articolo sportivo: anche se in questo caso non si tratta di acquisizione, non posso non sottolineare l’espansione in Italia dell’azienda francese a fronte del vuoto di una distribuzione organizzata in questo settore, dove i player italiani presenti su base nazionale sono ancora fermi agli anni ’80 a livello di esperienza retail.

Insomma, in questo momento storico non facciamo che assistere ad una replica del ratto della Gioconda esposta oggi al Louvre alla faccia del nostro connazionale autore.

Riuscirà l’economia italiana a partorire qualcosa di competitivo a livello internazionale senza che venga fagocitato? Possiamo osare pensare che un giorno un gruppo di aziende italiane superi l’individualismo provinciale e decida di associarsi per tentare di “conquistare il mondo”?

Annamaria Cofano