Primi segnali di crisi anche nel lusso?

Dopo un lungo periodo in cui il comparto del lusso sembrava immune alla crisi economica che vede tirare la cinghia a tutti gli altri mercati, arrivano i primi segnali di allarme.
Caduta libera in borsa per i titoli del lusso in Italia e in Europa, partendo da Burberry seguito a ruota da altre griffe, fino all’inossidabile Luxottica, altro baluardo dell’anticrisi.
Quali i motivi dietro questa inversione di tendenza? L’onda lunga della contrazione dei consumi della classe media è arrivata così in alto da intaccare le risorse della classe alta oppure un cambiamento di costume?
http://m.it.fashionmag.com/news-279415-Borsa-Milano-il-lusso-perde-terreno-sulla-scia-negativa-di-Burberry

Annamaria Cofano

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Excelsior, stasera inaugurazione

Stasera, alle 18:00, è iniziata l’inaugurazione del tanto atteso (ne avevo parlato in un post il 27 marzo) mega-store del lusso targato Coin, l’Excelsior.

Un’iniziativa che riporta agli antichi splendori i 5000 mq ed i 6 piani di questo storico edificio, una volta cinema della borghesia milanese, oggi ridisegnato dall’architetto Jean Nouvel, per ospitare le griffe più esclusive della moda.

Sotto la direzione artistica di Antonia Giacinti, titolare della famosa boutique Antonia, per l’area moda e design, non potrà che diventare una meta dello shopping a Milano.

La pasticceria Ladurée garantisce una deliziosa pausa ristoratrice tra un acquisto e l’altro.

Una strategia a tre livelli per il gruppo Coin (http://www.gruppocoin.it/): dall’entry level con OVS Industry ed Upim (entrambi rilanciati), al medium range con Coin fino al luxury con l’Excelsior.

Ecco alcune foto dell’inaugurazione.

Annamaria Cofano

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3° Luxury Summit del Sole24Ore – DellaValle vs Rosso

Ieri ho partecipato – un po’ in diretta un po’ via Twitter – al 3° Luxury Summit del Sole24Ore, appuntamento annuale con il mondo nel business più effimero ma allo stesso tempo pilastro portante dell’economia italiana (finché rimarrà qualche azienda veramente italiana, visto che ormai lo shopping dei grandi gruppi sul nostro mercato è inarrestabile).

A parte il focus sul mercato cinese che è stato il tema portante del convegno (sempre interessante l’analisi del settore da parte di Boston Consulting Group; lo sapevate che la soglia d’accesso al lusso in Cina è a 43 anni contro i 59 europei??), la parte più coinvolgente è stata il faccia-a-faccia tra Diego Della Valle e Renzo Rosso e la loro visione del mondo del Lusso.

Vi riporto alcune frasi-chiave dei due protagonisti, mi farebbe piacere sapere cosa ne pensate in un’ottica di sviluppo del settore:

Della Valle: “Lusso è religione, una scienza esatta: è prodotto, filiera rigorosa che parte dal dna di un marchio……..Qualche marchio lusso preso dall’euforia sta facendo troppo. Ci sono regole come esclusività e non promiscuità oggi azzerati”

Renzo Rosso: “Aborro il mondo del lusso, preferisco la qualità. Spendere tanti soldi per un oggetto lo considero uno spreco…….Lusso non è un termine che mi piace: troppo slogan, troppo borghese”

Due visioni in netta contrapposizione. Quale delle due è più allineata allo sviluppo di questo mercato?

Annamaria Cofano

Se le aziende del lusso avessero ancora dubbi sull’ingresso in Cina

Tralasciando ogni considerazione etica e morale sulle priorità di intervento sociale del governo cinese, è indiscutibile il fatto che Pechino non stia seduta ad aspettare che la rivoluzione economica arrivi da sola nel suo Paese.

L’ultima decisione è la riduzione delle tasse su molti prodotti di consumo. No, non si parla di beni di prima necessità, ma di borse, profumi, orologi, valigie, scarpe. Oggi tassati oltre il 60%, vedranno una drastica riduzione dell’imposizione fiscale, manovra che accelererà ulteriormente la crescita del lusso, che già nel 2009 contava 7,6 mdi di dollari (solo per acquisti sul mercato interno).

Una manovra che potrebbe portare i tanti cinesi che oggi acquistano all’estero a riportare la spesa in patria.

Annamaria Cofano

Fonte: Fashion Magazine

Luxury o low-cost: il destino dei brand della terra-di-mezzo

Se ne parla ormai da un po’. Sia nella fase di crisi che nella ripresa, che ormai sta iniziando in quasi tutti i paesi, la parte del leone la fanno i marchi del Lusso – basta leggere i dati di Pambianco per rendersi conto dei numeri che stanno facendo le principali griffe come Prada, Louis Vuitton, ecc. ecc., e non solo in Estremo Oriente come molti pensano per consolarsi della propria caduta libera – o le catene della moda low-cost, come Zara & compagnia.

I brand di livello medio stanno pian piano perdendo appeal. Hanno iniziato il trend come sempre le star di Hollywood, promuovendo lo stile mix&match: borsa supergriffata e camicia H&M.

Non per niente, l’altro trend che si sta consolidando è proprio quello dell’abbigliamento low-cost e dell’accessorio di lusso. Le migliori performance nel Luxury infatti arrivano dal mondo pelletteria. Del resto, è abbastanza ovvio: mentre una camicia o una maglia di cotone si differenzia praticamente solo per il livello di finiture e per il design, nel caso della pelletteria la differenza si vede eccome. Un paio di scarpe di Prada difficilmente sarà paragonabile ad uno di Zara. E poi quello che veramente si nota come prodotto di alta gamma è sempre la borsa, che è una sorta di etichetta da indossare, soprattutto da quando imperversa la moda delle borse di taglia extra.

Insomma, futuro grigio per quei brand (che di solito infatti sono marche e non griffe) che hanno spopolato negli anni 90, come take-down accessibile per chi non poteva permettersi le griffe. Ora quel bisogno è soddisfatto dalle catene low cost, che rendono il design ancora più accessibile.

Un articolo su questo tema: http://money.cnn.com/2011/03/09/pf/consumers_prefer_luxury/index.htm

Annamaria Cofano