TravelTime, innovazione per il settoreTurismo

RetailTuristico

Giovedì 19 settembre si è svolto, presso la sede Ascom di Bologna, il seminario TravelTime, nel quale abbiamo condiviso, insieme a circa 25 operatori del territorio, lo scenario macroeconomico del settore, i principali trend nei flussi turistici, nelle attività di comunicazione, nella progettazione degli spazi delle strutture ricettive.

A parlare a quest’audience qualificata, Marco Mibelli, CEO di Mec&Partners, Lucia Casadei, General Manager di PrescoPool, e Annamaria Cofano, la sottoscritta, in qualità di Docente e Consulente di Marketing e Retail.

20130922-111956.jpg

Abbiamo parlato di come stanno cambiando i flussi turistici nel mondo, con la crescita dell’incoming da paesi come India, Brasile e Cina; del sorpasso dei turisti stranieri in Italia rispetto ai nostri connazionali; e delle principali aree d’interesse da parte dei turisti provenienti dalle diverse parti del mondo, con una predominanza di visite a scopo culturale e d’arte, ma con un trend crescente nel turismo sportivo (soprattutto da parte di paesi del nord Europa, Germania in testa.

Dal punto di vista marketing, abbiamo condiviso cosa significa pensare in modo strategico quando si gestisce una struttura turistica. L’importanza di battezzare un posizionamento, unico e distintivo, dopo aver analizzato scenari di settore e trend dei consumi, concorrenti e target di clientela.
Grazie all’individuazione di questo posizionamento, il piano operativo di marketing viene da sé, come mix di accoglienza, prezzi, servizi annessi (ormai il wifi in camera è un must, ancora molto disatteso in Italia con grande disappunto dei turisti stranieri ormai abituati a trovare il wifi anche nel bar di periferia), comunicazione (che viaggia necessariamente online, generando coinvolgimento e quindi passaparola via web grazie ai social network, sia generalisti come Facebook sia di settore come Tripadvisor). Anche la distribuzione ormai non può non passare dal web: l’e-commerce vede proprio i servizi turistici tra i più venduti online, e il fatto che gli italiani siano il fanalino di coda in Europa non può frenare l’utilizzo di questo canale vista l’internazionalità della clientela.

Non va poi trascurata la sinergia con il territorio e le attività di marketing territoriale da esso generate. Un caso per tutti, l’attività della Regione Puglia tramite il suo sito dedicato al turismo, www.viaggiareinpuglia.it, i road-show organizzati in collaborazione con emittenti radiofoniche o con Lonely Planet, e tante altre attività coinvolgenti e notiziabili viralmente hanno fatto sì che le strutture ricettive del territorio beneficiassero di un incremento nei flussi che ha portato la Regione al secondo posto quest’estate nelle mete turistiche.
Fondamentale, per una struttura, sfruttare tutte le opportunità che il marketing territoriale offre, suggerendo pacchetti, itinerari a tema, visite guidate, eventi, e ogni altra fonte d’interesse dell’ospite.

Dal punto di vista progettuale, poi, è arrivato il momento di adeguarsi non solo a nuovi standard di ospitalità. Lucia ha sottolineato per esempio la progressiva riduzione del ruolo dell’apparecchio TV che finora era posizionato di fronte al letto, con la tendenza a collocare quest’ultimo di fronte alla finestra, per godere del panorama e della luminosità. Il bagno, prima confinato in uno spazio limitato e secondario, diventa sempre più protagonista e si integra nella camera, come luogo di relax e meno di servizio. Il minimalismo diventa lo stile conduttore, lasciando spazio all’esperienza, unica e indimenticabile, che rende una struttura di successo. Da qui, il ruolo sempre più importante della spa, delle aree comuni che dovrebbero aprirsi anche agli ospiti esterni per creare un’atmosfera più dinamica e cosmopolita, dell’area ristorazione che andrebbe rinnovata con maggiore frequenza per adeguarsi ai mutamenti di stili e consumi.

In conclusione, i trend nel settore e più in generale nei consumi e nelle modalità di accesso sono in continua evoluzione e le strutture alberghiere per la loro stessa natura devono aprirsi al mondo, ai cambiamenti, alle abitudini del turista globale, che sarà sempre di più tra i loro ospiti. Ripensare gli spazi, adeguare le politiche di comunicazione e di distribuzione, studiare i turisti che arrivano nel nostro paese sono tappe obbligate per la sopravvivenza prima ancora del successo.

Alla prossima.

Annamaria Cofano

Annunci

17 Ottobre 2012: Retail Reloaded @ MAMbo, Bologna. Una giornata diversa dal solito convegno.

Abbiamo inaugurato mercoledì 17 ottobre una serie di eventi dedicati al Retail, eventi dal carattere “bolognese”: informali, diretti, partecipativi.

Nessuna lezione, nessuna pretesa da parte di noi relatori d’insegnare qualcosa alla platea: solo la volontà di creare un’occasione d’incontro e di condivisione di esperienze e spunti di riflessione. Anche per questo, la scelta di un numero chiuso, per creare un’atmosfera privata e instaurare relazioni dirette.

La location (il Museo d’Arte Moderna di Bologna – il MAMbo), il format (accompagnare gli argomenti legati al business del Retail con la visita guidata alla mostra temporanea “Cara Domani” durante la pausa pranzo, e con l’aperitivo con musica dal vivo a fine giornata), l’intervento di uno speaker internazionale come Anthony Smith che ha “aperto le nostre menti” prima di ascoltare le testimonianze, tutto ha contribuito a creare una connessione forte tra relatori e partecipanti, senza quel distacco, quella lontananza tra palco e platea che spesso caratterizza i convegni classici.

80 manager provenienti da aziende di diversi settori, tutti legati da un’esigenza comune: curiosare nell’innovazione Retail, cercare nuovi spunti, vivere una giornata diversa fuori dalle quattro mura dell’ufficio per vedere la propria strategia e le proprie attività in modo nuovo, da un altro punto di vista.

          

Gli interventi si sono susseguiti a un ritmo che ha permesso a tutti di fermarsi a pensare, di partecipare, di rispondere.  Si è creata subito un’atmosfera calda, divertente, di relazione più che di ascolto.

             

I feedback non si sono fatti attendere, spontanei ed entusiasti:

“È’ stato un workshop ricco di contenuti interessanti e molto   dinamico.”

“Una gran bella ventata di aria fresca.”

“Complimenti per la bellissima scelta della location e per la splendida organizzazione che ha unito business e qualità della vita come solo Bologna sa fare “

“Interessante nei contenuti e “cool” nell’organizzazione” 

C’è già attesa per la seconda puntata, che sarà in programma nel primo trimestre del 2013.

Stay tuned.

Annamaria Cofano

www.retail-reloaded.it

Retail Reloaded – si inaugura un ciclo di eventi sul Retail a Bologna

Dopo anni di convegni un po’ ingessati, in abito formale, in location formali, con format formali, abbiamo deciso che era arrivata l’ora di pensare ad un evento sul Retail – tema molto “caldo” nei settori ad alta componente emozionale – un po’ fuori dagli schemi, per aiutare la mente a liberarsi dalle infrastrutture che limitano il nostro pensiero quando siamo tra le quattro mura dell’ufficio e lasciarla libera di guardare la nostra strategia retail in modo critico, senza pregiudizi.

Per questo abbiamo deciso prima di tutto di farlo a Bologna, città multiculturale e da sempre terreno fertile di idee senza schemi; inoltre una gran parte della nostra manifattura è localizzata nel nord-est, quindi perché doversi spostare sempre per parlare di temi di proprio interesse?

Poi abbiamo pensato di dare un taglio “all’emiliana”: parliamo di business, di fattori-chiave per avere successo sul Retail, ma perché non rendere la giornata anche stimolante attraverso tutti i 5 sensi, unendo arte, musica e buon cibo? Per questo, abbiamo deciso di svolgerlo al MAMBo, il Museo d’Arte Moderna di Bologna, dove a metà giornata, subito dopo il pranzo a buffet, andremo a visitare la mostra accompagnati dalla guida del museo, per poi riprendere, con le menti ancora più rilassate, i temi della sessione pomeridiana. Per poi concludere, a chiusura lavori, con una sessione di musica dal vivo presso l’Ex Forno adiacente al Museo.

Infine gli argomenti in agenda: poca teoria e tanta pratica, accompagnando ciascun intervento da parte di esperti del settore con una testimonianza aziendale, che renderà il tutto più concreto e d’ispirazione per i partecipanti. E non più di 45 minuti per ciascun argomento, tra introduzione e testimonianza.

Perché non c’è niente di peggio della noia per stroncare la fantasia.

L’evento è a numero chiuso, data la location. Pertanto è necessario registrarsi quanto prima collegandosi alla pagina: http://www.eventbrite.com/event/3936570388?ref=ebtn

Vi aspettiamo quindi mercoledì 17 ottobre per inaugurare un ciclo di eventi che vedrà Bologna protagonista dell’innovazione @ Retail.

Buona giornata.

Annamaria Cofano

Perché conviene diventare partner dei propri concorrenti

Un interessante punto di vista (che condivido) sulle opportunità che nascono quando si smette di pensare al “business as usual” (i concorrenti sono i nemici) e s’inizia ad innovare il mercato ed accrescere il proprio business con il pensiero laterale (i concorrenti possono essere utili ai miei progetti di crescita):

http://blogs.hbr.org/cs/2012/03/why_your_company_should_partne.html

Annamaria Cofano

Le riflessioni di Romano Prodi sull’anno che finisce e su quelli che verranno @AlmaGraduateSchool

Oggi all’Alma Graduate School (http://www.almaweb.unibo.it/it/almags/home.plp) si è svolto lo scambio di auguri ad un orario inconsueto, alle 7:30 del mattino. Ottima iniziativa visto il sovraffollarsi di cene di Natale di questo periodo.

Lo scambio di auguri si è svolto all’interno della “grotta”, locale al piano interrato di grande suggestione, location di eventi di gran sapore. L’evento era arricchito dalla musica dell’orchestra “La Follia”, di sole chitarre acustiche, diretta dal maestro Massimo Alessio-Taddia. Ho trovato sul web la loro pagina Facebook, vi consiglio di ascoltarli (su youtube trovate qualche video) perché è veramente un’orchestra inconsueta.

Ma il motivo per il quale cito l’evento su questo blog è l’ospite d’onore dell’evento: Romano Prodi, che – cito testualmente dal programma – ha proposto una “meditazione”: “Piangere, ma poi smetterla e quindi reagire”.

Prodi ha affrontato questa levataccia per ricordare gli eventi più importanti, a suo parere, dell’anno 2011 e per condividere le sue riflessioni, che riporto in sintesi:

1) La fine della guerra in Iraq: “grazie” a quella guerra, l’occidente si è fatto un miliardo di nemici. Ed i risultati ad oggi – considerate le motivazioni legate alla “esportazione della democrazia” – non sono quelli attesi. Oltretutto una guerra che ha visto forti divisioni nella UE le cui conseguenze si vedono oggi.
2) La primavera araba: una primavera non omogenea. La Tunisia sembra esserne uscita nel modo giusto, avviandosi verso una forma democratica di governo, ma risulta ben più problematica quella egiziana. Arrivata in quest’ultimo caso successivamente ad un periodo di crescita economica ma senza equità: più cresceva l’economia e più il paese si spaccava. Le elezioni in alcuni paesi vedono l’affermazione dei partiti salafiti legati al mondo musulmano meno aperto, caratterizzato dalla critica al mondo democratico e dall’attaccamento alle tradizioni più oscurantiste. L’Egitto ormai è un paese con l’economia allo stremo: cosa accadrà? E’ ancora presto per dirlo.
3) La guerra libica: per la prima volta gli USA entrano in un conflitto in modo parziale (pesando solo il 15%). Gli USA stanno vivendo una fase in cui il predominio militare sta mostrando i suoi limiti: gli USA rappresentano il 40-50% della spesa mondiale in armamenti ma solo 20% del PIL mondiale. Non più sostenibile ricoprire il ruolo di arbitro del mondo.
4) La nascita del secolo asiatico: ormai il baricentro dell’economia (e quindi del potere) si è spostato dagli USA in Cina. E conseguentemente la strategia degli USA, non dichiarata, è di circondare la Cina stessa: una base militare in Australia; accordi con i paesi limitrofi alla Cina. Tutti sintomi di un timore sotterraneo nei confronti della nuova potenza mondiale. Lo scacchiere ormai si è spostato dall’Atlantico al Pacifico.

Tutto questo ha comportato un passaggio di mano nell’Economia mondiale, determinando un riequilibrio tra economia occidentale e nuova economia (asiatica ed anche africana, quest’ultima con una bassa incidenza ma con chiari segnali di sviluppo, grazie sempre all’oriente che vi sta investendo).
L’Asia presenta ancora dei tassi di sviluppo positivi, intorno al 7-8%, ma cominciano a mostrare segni di rallentamento. La Cina è in guardia. Comincia a sentirsi un’esigenza di giustizia. E di ridistribuzione del reddito. Il futuro deve ancora venire, non è già scritto.
Basti pensare al fenomeno degli Indignados: è la prima volta nella storia che un Movimento non ha un leader, ma continua e va avanti per la crescente ingiustizia del mondo che è in costante peggioramento dagli anni 80 (esclusi alcuni casi come il Brasile e la Scandinavia).

Non c’è sviluppo se si continua ad accumulare ricchezza su chi non può spendere più di così. Non si crea benessere “aggiungendo cibo a tavola di chi già è già sazio”. Il problema è la mancanza di leadership della società attuale: nessuno sta gestendo il grandissimo cambiamento, epocale, che sta vivendo la società. Ci sarebbe bisogno dell’Europa ma in Europa non c’è leadership. La leadership in Europa la vorrebbero anche la Cina e gli Usa per evitare il bipolarismo economico. Ma purtroppo le divisioni all’interno dell’UE ci impediscono di ricoprire il ruolo richiesto. Al contrario, si è ridotto progressivamente il potere sovranazionale ed è tornato quello nazionale. Oggi assistiamo ad un direttorio a due, ma “in realtà è lei che detta le regole e lui le organizza le conferenze stampa”; “fate i compiti a casa, comportatevi bene”: eppure la forza della Germania è grazie all’euro. Senza l’euro la Germania non sarebbe la potenza che è oggi. Eppure si propone come il paese che si sacrifica per gli altri.

L’Italia? Ha fatto i “compiti a casa” ma senza prospettive di crescita.

Occorre un nuovo patto europeo per avviare la crescita nei paesi. Basta fare solo analisi del passato, occorre guardare al futuro.
Per ora il futuro mostra un segno negativo. Occorrono riforme e cambiamenti per lavorare sulla produttività.
Siamo dominati dal (corto, n.d.r.) circuito elettorale: siamo sempre più concentrati sulle elezioni e sempre meno sul governo.
Obama per non perdere le prossime elezioni ha fatto intervenire le sei banche più importanti per salvare l’euro. Sarebbe ora di concentrarsi sulla gestione del cambiamento.

Ben vengano commenti e riflessioni sulle sue parole.

Io invece mi limito ad augurarvi Buon Natale.

Annamaria Cofano

La Francia “invade” l’Italia


Lo shopping di aziende italiane da parte della vicina Francia desta qualche malumore, retaggio di una rivalità che passa dalla moda (Parigi vs Milano) al calcio (è ancora scolpito nella memoria collettiva “il grande affronto” della testata di Zidane a Materazzi durante i mondiali, episodio che diede vita a tutta una serie di slogan anti-francesi, sfogo di un astio a lungo represso verso il vicino snob).

Oggi bisogna con riconoscere che la Francia si sta prendendo una bella rivincita: Sarkozy ci sbeffeggia in sede europea mentre la nostra industria sta finendo nelle mani di gruppi francesi, laddove in Italia la piccolezza intellettuale e manageriale della nostra imprenditoria non è tuttora riuscita a fare un fronte comune ed a creare almeno un gruppo di rilievo internazionale.

L’ultima notizia, il passaggio della griffe italiana Brioni ai francesi di PPR, la holding fondata dall’imprenditore del lusso François-Henri Pinault, è solo l’ultimo tassello di una storia ormai lunga e poco gratificante per il nostro tessuto economico.

Uno dei casi che addirittura aveva suscitato la pericolosa tentazione del protezionismo è stato quando il gruppo Parmalat, ancora scosso dal disastro cui era stato condotto dalla precedente gestione, è passato sotto il controllo dei francesi di Lactalis, che hanno acquisito oltre l’80% del capitale. Lactalis è diventato così il leader mondiale dei latticini con un giro d’affari di 14,7 miliardi di euro.

Nel lusso, Bulgari, lo storico marchio di gioielleria di alta gamma italiana, oggi presente sul mercato anche con una collezione di borse, è stato venduto nel marzo 2011 alla francese LVMH di Bernard Arnault, che ha acquisito il 100% della proprietà.

Persino nei servizi con Alitalia: Air France possiede una quota del 25% nel capitale della compagnia italiana. Ed è previsto che nel 2013 i soci italiani possano vendere le loro quote ai soci transalpini, con la scadenza dell’obbligo a tenere le azioni.

E ancora Edison: dopo mesi di lunghe trattative, a inizio novembre i francesi di Edf hanno ottenuto di poter acquisire gradatamente il controllo totale di Edison attraverso complessi accordi con i soci italiani di Edison.

Infine NTV: prima ancora che boi italiani potessimo provarla, francesi sono già presenti nel capitale della Nuovo Trasporto Viaggiatori, la società di treni ad alta velocità lanciata da Luca di Montezemolo, Diego della Valle e Gianni Punzo, con una quota del 20%.

Per le banche, BNL: i francesi di Bnp-Paribas hanno preso il controllo del 100% della Banca nazionale del lavoro nel 2006, dopo il fallimento dell’operazione di acquisto da parte di Unipol. E Cariparma, dove il gruppo francese Crédit Agricole è entrato nel capitale nel 2007 acquisendone in seguito il 100% del capitale.
E infine Mediobanca, dove i francesi hanno anche una presenza incisiva nell’azionariato.

Nella grande distribuzione, GS: lo storico marchio italiano, dopo circa 50 anni di attività, nel 2000 viene acquisito dalla Carrefour, secondo gruppo mondiale della grande distribuzione.

Rimanendo nella distribuzione, non posso non citare il caso Decathlon, retailer delle grandi superfici a libero servizio dell’articolo sportivo: anche se in questo caso non si tratta di acquisizione, non posso non sottolineare l’espansione in Italia dell’azienda francese a fronte del vuoto di una distribuzione organizzata in questo settore, dove i player italiani presenti su base nazionale sono ancora fermi agli anni ’80 a livello di esperienza retail.

Insomma, in questo momento storico non facciamo che assistere ad una replica del ratto della Gioconda esposta oggi al Louvre alla faccia del nostro connazionale autore.

Riuscirà l’economia italiana a partorire qualcosa di competitivo a livello internazionale senza che venga fagocitato? Possiamo osare pensare che un giorno un gruppo di aziende italiane superi l’individualismo provinciale e decida di associarsi per tentare di “conquistare il mondo”?

Annamaria Cofano

Steve Jobs: fashion inspiration – FT.com

Un’interessante lettura del contributo di Steve Jobs al mondo della moda: perché nessuno stilista avrebbe mai pensato di creare accessori o firmare edizioni speciali di un banale telefono cellulare o personal computer; e perché, come nel fashion, si sia scatenata l’ossessione per l’ultimo modello, e la dinamica dell’oggetto del desiderio da esibire per sentirsi “alla moda”; e ancora perché i negozi Apple hanno indicato la strada della retail esperience ricercata oggi dai Brand della moda:
http://www.ft.com/intl/cms/s/2/b36c6690-f336-11e0-8383-00144feab49a.html#axzz1bMNyEYYc

Annamaria Cofano