Le riflessioni di Romano Prodi sull’anno che finisce e su quelli che verranno @AlmaGraduateSchool


Oggi all’Alma Graduate School (http://www.almaweb.unibo.it/it/almags/home.plp) si è svolto lo scambio di auguri ad un orario inconsueto, alle 7:30 del mattino. Ottima iniziativa visto il sovraffollarsi di cene di Natale di questo periodo.

Lo scambio di auguri si è svolto all’interno della “grotta”, locale al piano interrato di grande suggestione, location di eventi di gran sapore. L’evento era arricchito dalla musica dell’orchestra “La Follia”, di sole chitarre acustiche, diretta dal maestro Massimo Alessio-Taddia. Ho trovato sul web la loro pagina Facebook, vi consiglio di ascoltarli (su youtube trovate qualche video) perché è veramente un’orchestra inconsueta.

Ma il motivo per il quale cito l’evento su questo blog è l’ospite d’onore dell’evento: Romano Prodi, che – cito testualmente dal programma – ha proposto una “meditazione”: “Piangere, ma poi smetterla e quindi reagire”.

Prodi ha affrontato questa levataccia per ricordare gli eventi più importanti, a suo parere, dell’anno 2011 e per condividere le sue riflessioni, che riporto in sintesi:

1) La fine della guerra in Iraq: “grazie” a quella guerra, l’occidente si è fatto un miliardo di nemici. Ed i risultati ad oggi – considerate le motivazioni legate alla “esportazione della democrazia” – non sono quelli attesi. Oltretutto una guerra che ha visto forti divisioni nella UE le cui conseguenze si vedono oggi.
2) La primavera araba: una primavera non omogenea. La Tunisia sembra esserne uscita nel modo giusto, avviandosi verso una forma democratica di governo, ma risulta ben più problematica quella egiziana. Arrivata in quest’ultimo caso successivamente ad un periodo di crescita economica ma senza equità: più cresceva l’economia e più il paese si spaccava. Le elezioni in alcuni paesi vedono l’affermazione dei partiti salafiti legati al mondo musulmano meno aperto, caratterizzato dalla critica al mondo democratico e dall’attaccamento alle tradizioni più oscurantiste. L’Egitto ormai è un paese con l’economia allo stremo: cosa accadrà? E’ ancora presto per dirlo.
3) La guerra libica: per la prima volta gli USA entrano in un conflitto in modo parziale (pesando solo il 15%). Gli USA stanno vivendo una fase in cui il predominio militare sta mostrando i suoi limiti: gli USA rappresentano il 40-50% della spesa mondiale in armamenti ma solo 20% del PIL mondiale. Non più sostenibile ricoprire il ruolo di arbitro del mondo.
4) La nascita del secolo asiatico: ormai il baricentro dell’economia (e quindi del potere) si è spostato dagli USA in Cina. E conseguentemente la strategia degli USA, non dichiarata, è di circondare la Cina stessa: una base militare in Australia; accordi con i paesi limitrofi alla Cina. Tutti sintomi di un timore sotterraneo nei confronti della nuova potenza mondiale. Lo scacchiere ormai si è spostato dall’Atlantico al Pacifico.

Tutto questo ha comportato un passaggio di mano nell’Economia mondiale, determinando un riequilibrio tra economia occidentale e nuova economia (asiatica ed anche africana, quest’ultima con una bassa incidenza ma con chiari segnali di sviluppo, grazie sempre all’oriente che vi sta investendo).
L’Asia presenta ancora dei tassi di sviluppo positivi, intorno al 7-8%, ma cominciano a mostrare segni di rallentamento. La Cina è in guardia. Comincia a sentirsi un’esigenza di giustizia. E di ridistribuzione del reddito. Il futuro deve ancora venire, non è già scritto.
Basti pensare al fenomeno degli Indignados: è la prima volta nella storia che un Movimento non ha un leader, ma continua e va avanti per la crescente ingiustizia del mondo che è in costante peggioramento dagli anni 80 (esclusi alcuni casi come il Brasile e la Scandinavia).

Non c’è sviluppo se si continua ad accumulare ricchezza su chi non può spendere più di così. Non si crea benessere “aggiungendo cibo a tavola di chi già è già sazio”. Il problema è la mancanza di leadership della società attuale: nessuno sta gestendo il grandissimo cambiamento, epocale, che sta vivendo la società. Ci sarebbe bisogno dell’Europa ma in Europa non c’è leadership. La leadership in Europa la vorrebbero anche la Cina e gli Usa per evitare il bipolarismo economico. Ma purtroppo le divisioni all’interno dell’UE ci impediscono di ricoprire il ruolo richiesto. Al contrario, si è ridotto progressivamente il potere sovranazionale ed è tornato quello nazionale. Oggi assistiamo ad un direttorio a due, ma “in realtà è lei che detta le regole e lui le organizza le conferenze stampa”; “fate i compiti a casa, comportatevi bene”: eppure la forza della Germania è grazie all’euro. Senza l’euro la Germania non sarebbe la potenza che è oggi. Eppure si propone come il paese che si sacrifica per gli altri.

L’Italia? Ha fatto i “compiti a casa” ma senza prospettive di crescita.

Occorre un nuovo patto europeo per avviare la crescita nei paesi. Basta fare solo analisi del passato, occorre guardare al futuro.
Per ora il futuro mostra un segno negativo. Occorrono riforme e cambiamenti per lavorare sulla produttività.
Siamo dominati dal (corto, n.d.r.) circuito elettorale: siamo sempre più concentrati sulle elezioni e sempre meno sul governo.
Obama per non perdere le prossime elezioni ha fatto intervenire le sei banche più importanti per salvare l’euro. Sarebbe ora di concentrarsi sulla gestione del cambiamento.

Ben vengano commenti e riflessioni sulle sue parole.

Io invece mi limito ad augurarvi Buon Natale.

Annamaria Cofano

Pubblicato da Annamaria Cofano

Born in Taranto (Puglia), resident in Bologna, I share my hearth among these two cities. Travels are one of my passions: I love to travel, but to arrange travels as well, for friends and not only. I love Africa, and Southern Italy, from where I come. I promote travel experience before than travel itself: enjoy territories, meet people, visit real houses, sit down on a bench and let people pass through. My other passion is Marketing, in particular Marketing@Retail. After a long part of my professional life spent in SME as well as multinational companies, from FMCG to Fashion and Sportswear, I've decided to offer my expertise to companies looking for a support in terms of planning and implementation of strategic projects in Marketing and Retail. I'm also Professor of Marketing at Alma Mater Studiorum, University of Bologna and teach Marketing and Sales Management in High Education Programs.

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