Black Friday da record: crisi archiviata?

I dati delle vendite retail generate durante il Black Friday negli USA hanno visto un vero e proprio delirio da shopping, con un incremento di oltre il 16% rispetto all’anno scorso. Qui trovate i dettagli:
http://it.fashionmag.com/news-217960-Black-Friday-da-record-in-USA-shopping-selvaggio-per-52-4-miliardi-di-dollari

Una notizia che mi fa venire in mente il delirio che qualche giorno fa ha investito migliaia di italiani che si sono messi in coda dall’alba in diverse città per accaparrarsi un piumino Napapjiri in vendita nei vari Coin a 10€ per sostenere una causa.
La folla era lì per un rigurgito di filantropia pre-natalizia o perché irresistibilmente attratta dall’occasione di shopping? Chi pensa che la folla fosse attratta dalla spesa irrisoria perché povera e bisognosa, dia un’occhiata alle immagini: signore col collo di pelliccia, uomini con addosso un piumino decisamente superiore a quello in vendita, ecc ecc:

http://m.repubblica.it/mobile/r/wrap/cronaca/2011/11/26/news/piumini_low_cost_code_dall_alba_anche_una_squadra_di_calcio_fa_la_fila-25643830/?ref=HREC1-8

Sembra evidente che, più che una maggiore disponibilità economica (o la minore nel caso dei piumini), qui conti la necessità psicologica, dopo due anni di rinunce, di godersi un po’ di sana e salutare (si fa per dire) auto-gratificazione da shopping.

Annamaria Cofano

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La crisi rende più saggi negli acquisti?

Minori acquisti senza andare a discapito della qualità: questo è quanto emerge da un’indagine effettuata da Astroricerche in Italia sulla fiducia degli italiani nei confronti della loro situazione economica e sulle loro intenzioni di spesa per i prossimi mesi.
La spesa che si ha maggiormente intenzione di ridurre è quella relativa ad abbigliamento, scarpe ed accessori.
E viene chiaramente fuori un allontanamento dalle griffe, ormai omologate e non più in grado di garantire qualità solo per il nome.
L’avvento della moda low cost come Zara ha reso il consumatore più consapevole del reale valore di questi prodotti.

Su Fashion Magazine di oggi potete leggere il dettaglio:
http://it.fashionmag.com/news-216309-Moda-la-distribuzione-multimarca-tra-vecchie-crisi-e-nuove-opportunita

Annamaria Cofano

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La città preferita per lo shopping europeo?

Interessante l’indagine condotta da Globe Shopper tramite The Economist Intelligence Unit, che ha elaborato un indicatore di preferenza tra le città dello shopping in Europa.

Al primo posto indovinate chi c’è? Ovviamente Londra.
Al secondo?
E in Italia chi vince? Milano?

Date un’occhiata:
http://www.globeshopperindex.eiu.com/
Cliccate su index nel menù e vedrete il ranking.

L’indice misura l’attrattività di 33 città europee come mete per lo shopping, assegnando un punteggio in base a criteri tra cui i negozi disponibili, la convenienza, gli hotel, i trasporti, la cultura e il clima.

Un indicatore non solo per decidere dove andare il prossimo weekend, ma anche per le aziende, per valutare con qualche elemento in più le location per le aperture dei propri negozi in un processo di espansione all’estero.

Annamaria Cofano

QR code: oggi mandano auguri vocali e fanno fare shopping a negozio chiuso; domani?

Nonostante ancora una bassa fetta degli acquirenti conosca e soprattutto utilizzi i codici QR per acquisire informazioni sui prodotti attraverso gli smartphone, la tecnologia continua ad evolversi, sperando forse di attrarre più utenti attraverso contenuti e visual più accattivanti.
Per esempio, la possibilità di “allegare” ad un regalo un messaggio vocale di auguri attraverso la scansione del codice, in modo che il destinatario del regalo possa ascoltarlo scansendo a sua volta lo steaso codice.
Si sta anche studiando la possibilità di personalizzare graficamente il codice per renderlo più attraente del quadratone bianco e nero, che effettivamente guasta un po’ il visual delle campagne.
Un altro utilizzo è al retail: i codici QR, posizionati vicino ai prodotti esposti in vetrina, permettono di comprarli anche a negozi chiusi, garantendosi la disponibilità di un certo articolo anche se non si ha la possibilità di andarci personalmente durante gli orari di apertura (pensate quante volte accade di essere in una città straniera per un weekend e di vedere l’oggetto dei desideri di domenica prima di ripartire quando i negozi sono chiusi!).
Insomma, nonostante il consumatore sua ancora non aduso a questi strani aggeggi, la tecnologia va avanti per offrire esperienze sempre più complete.

http://www.marketingvox.com/jc-penney-makes-qr-codes-personal-050063/

Annamaria Cofano

Un nuovo tassello nel lifestyle Armani: inaugurato ieri l’Armani Hotel di Milano

Ieri si è aggiunto un nuovo tassello nel puzzle del lifestyle di Re Giorgio: ha inaugurato il nuovo Armani Hotel in via Manzoni, un’espressione del suo stile non solo da un punto di vista estetico ma anche esperienzale.

Sull’estetica non ho molto da dire, se conoscete lo stile Armani Casa, raffinato, minimalista, dai toni della pietra e della terra, di un eleganza senza tempo potete già farvi un’idea dei suoi interni: 95 stanze di varie metrature (fino ai 200mq della suite Armani Presidential) distribuite sui piani dal 2 al 6. Caratteristico il cosiddetto “cappello” di vetro che racchiude gli ultimi due piani (7 e 8, ristorante/bar e Spa), da dove godersi una vista a 360 gradi sulla città.

È nella parte esperienzale, il servizio, che la filosofia Armani diviene ancora più evidente: il lifestyle manager, che assiste la clientela in ogni momento della giornata (il vero lusso), la Spa di 1200 mq all’ultimo piano con vista sulla città, la palestra aperta 24/24h. Tutto nell’hotel è concepito per soddisfare le esigenze di privacy, lavoro e relax, secondo l’ideale di eleganza e minimalismo propri della filosofia Armani.

L’hotel è un omaggio alla sua città, così proclama Re Giorgio: sorge infatti nel palazzo di via Manzoni 31 progettato da Enrico Griffini nel 1937 in stile razionalista, un tempo sede della storica azienda milanese Alemagna ed ha come logo il Duomo stilizzato.

Qui potete trovare alcune foto:
http://www.luxury24.ilsole24ore.com/MediaCenter/Gallery/GustoMete/2011/hotel-giorgio-armani-milano/hotel-giorgio-armani-milano_gallery_luxury_1.php

Annamaria Cofano

La Francia “invade” l’Italia


Lo shopping di aziende italiane da parte della vicina Francia desta qualche malumore, retaggio di una rivalità che passa dalla moda (Parigi vs Milano) al calcio (è ancora scolpito nella memoria collettiva “il grande affronto” della testata di Zidane a Materazzi durante i mondiali, episodio che diede vita a tutta una serie di slogan anti-francesi, sfogo di un astio a lungo represso verso il vicino snob).

Oggi bisogna con riconoscere che la Francia si sta prendendo una bella rivincita: Sarkozy ci sbeffeggia in sede europea mentre la nostra industria sta finendo nelle mani di gruppi francesi, laddove in Italia la piccolezza intellettuale e manageriale della nostra imprenditoria non è tuttora riuscita a fare un fronte comune ed a creare almeno un gruppo di rilievo internazionale.

L’ultima notizia, il passaggio della griffe italiana Brioni ai francesi di PPR, la holding fondata dall’imprenditore del lusso François-Henri Pinault, è solo l’ultimo tassello di una storia ormai lunga e poco gratificante per il nostro tessuto economico.

Uno dei casi che addirittura aveva suscitato la pericolosa tentazione del protezionismo è stato quando il gruppo Parmalat, ancora scosso dal disastro cui era stato condotto dalla precedente gestione, è passato sotto il controllo dei francesi di Lactalis, che hanno acquisito oltre l’80% del capitale. Lactalis è diventato così il leader mondiale dei latticini con un giro d’affari di 14,7 miliardi di euro.

Nel lusso, Bulgari, lo storico marchio di gioielleria di alta gamma italiana, oggi presente sul mercato anche con una collezione di borse, è stato venduto nel marzo 2011 alla francese LVMH di Bernard Arnault, che ha acquisito il 100% della proprietà.

Persino nei servizi con Alitalia: Air France possiede una quota del 25% nel capitale della compagnia italiana. Ed è previsto che nel 2013 i soci italiani possano vendere le loro quote ai soci transalpini, con la scadenza dell’obbligo a tenere le azioni.

E ancora Edison: dopo mesi di lunghe trattative, a inizio novembre i francesi di Edf hanno ottenuto di poter acquisire gradatamente il controllo totale di Edison attraverso complessi accordi con i soci italiani di Edison.

Infine NTV: prima ancora che boi italiani potessimo provarla, francesi sono già presenti nel capitale della Nuovo Trasporto Viaggiatori, la società di treni ad alta velocità lanciata da Luca di Montezemolo, Diego della Valle e Gianni Punzo, con una quota del 20%.

Per le banche, BNL: i francesi di Bnp-Paribas hanno preso il controllo del 100% della Banca nazionale del lavoro nel 2006, dopo il fallimento dell’operazione di acquisto da parte di Unipol. E Cariparma, dove il gruppo francese Crédit Agricole è entrato nel capitale nel 2007 acquisendone in seguito il 100% del capitale.
E infine Mediobanca, dove i francesi hanno anche una presenza incisiva nell’azionariato.

Nella grande distribuzione, GS: lo storico marchio italiano, dopo circa 50 anni di attività, nel 2000 viene acquisito dalla Carrefour, secondo gruppo mondiale della grande distribuzione.

Rimanendo nella distribuzione, non posso non citare il caso Decathlon, retailer delle grandi superfici a libero servizio dell’articolo sportivo: anche se in questo caso non si tratta di acquisizione, non posso non sottolineare l’espansione in Italia dell’azienda francese a fronte del vuoto di una distribuzione organizzata in questo settore, dove i player italiani presenti su base nazionale sono ancora fermi agli anni ’80 a livello di esperienza retail.

Insomma, in questo momento storico non facciamo che assistere ad una replica del ratto della Gioconda esposta oggi al Louvre alla faccia del nostro connazionale autore.

Riuscirà l’economia italiana a partorire qualcosa di competitivo a livello internazionale senza che venga fagocitato? Possiamo osare pensare che un giorno un gruppo di aziende italiane superi l’individualismo provinciale e decida di associarsi per tentare di “conquistare il mondo”?

Annamaria Cofano

Il canale National Geographic emoziona e coinvolge con l’augmented reality

Spettacolare iniziativa di marketing esperienziale realizzata dal canale National Geographic (qui in Ungheria): grazie alla tecnologia dell’augmented reality, il pubblico si è visto avvicinare da un leopardo, attraversare la strada dai dinosauri, salutare da un astronauta, e tanto altro ancora.

http://vimeo.com/31479392

Esperienza unica ed emozionante per grandi e piccoli, anche per i semplici spettatori.

Buona visione.

Annamaria Cofano