Black Friday all’italiana

Così com’è accaduto per la festa di Halloween, anche il Black Friday è stato importato in Italia dagli USA. La festa originale, quella americana appunto, cade il giorno – venerdì – successivo al Giorno del Ringraziamento (Thanksgiving Day). Negli USA, inaugura il periodo dello shopping natalizio, e registra volumi di vendita incredibili.

black fridayIn Italia, pur essendo una “festività” appena introdotta, ha avuto un’ampia risonanza e adesione. Hanno aderito negozi brick&mortar, ma il boom è stato nelle vendite on-line: solo Amazon ha registrato 600mila articoli venduti. Un’iniziativa che, nonostante non abbia alcuna radice nella cultura e nella tradizione italiana, evidentemente ha trovato terreno fertile da una parte nei retailers, che hanno bisogno di argomentazioni per effettuare delle promozioni, tanto necessarie in periodi di stagnazione e non solo; dall’altra parte nei consumatori, che grazie all’alibi dell’occasione, si sono sentiti autorizzati a darsi allo shopping anche in clima di austerity, anche con la possibilità di anticipare qualche regalo di Natale.

Quando il Cyber Monday?

Annamaria Cofano

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Retailing dell’abbigliamento in tempo di crisi

Il retail dell’abbigliamento in tempi di crisi si reinventa. Non si vende più?

Pazienza.

Si torna al baratto, che per essere glam si ribattezza “swap”; in Italia, sulla scia di Manhattan, fioccano gli swap party).
Oppure si torna, come per lo smoking di un tempo, al noleggio: come la showroom Mamodà a Roma).
La crisi è comunque un’opportunità per chi sa essere creativo e pensare “out of the box”. Basti vedere quello che ha fatto Eataly nella ristorazione.
Happy New Shopping!
Annamaria Cofano

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Primi segnali di crisi anche nel lusso?

Dopo un lungo periodo in cui il comparto del lusso sembrava immune alla crisi economica che vede tirare la cinghia a tutti gli altri mercati, arrivano i primi segnali di allarme.
Caduta libera in borsa per i titoli del lusso in Italia e in Europa, partendo da Burberry seguito a ruota da altre griffe, fino all’inossidabile Luxottica, altro baluardo dell’anticrisi.
Quali i motivi dietro questa inversione di tendenza? L’onda lunga della contrazione dei consumi della classe media è arrivata così in alto da intaccare le risorse della classe alta oppure un cambiamento di costume?
http://m.it.fashionmag.com/news-279415-Borsa-Milano-il-lusso-perde-terreno-sulla-scia-negativa-di-Burberry

Annamaria Cofano

Le riflessioni di Romano Prodi sull’anno che finisce e su quelli che verranno @AlmaGraduateSchool

Oggi all’Alma Graduate School (http://www.almaweb.unibo.it/it/almags/home.plp) si è svolto lo scambio di auguri ad un orario inconsueto, alle 7:30 del mattino. Ottima iniziativa visto il sovraffollarsi di cene di Natale di questo periodo.

Lo scambio di auguri si è svolto all’interno della “grotta”, locale al piano interrato di grande suggestione, location di eventi di gran sapore. L’evento era arricchito dalla musica dell’orchestra “La Follia”, di sole chitarre acustiche, diretta dal maestro Massimo Alessio-Taddia. Ho trovato sul web la loro pagina Facebook, vi consiglio di ascoltarli (su youtube trovate qualche video) perché è veramente un’orchestra inconsueta.

Ma il motivo per il quale cito l’evento su questo blog è l’ospite d’onore dell’evento: Romano Prodi, che – cito testualmente dal programma – ha proposto una “meditazione”: “Piangere, ma poi smetterla e quindi reagire”.

Prodi ha affrontato questa levataccia per ricordare gli eventi più importanti, a suo parere, dell’anno 2011 e per condividere le sue riflessioni, che riporto in sintesi:

1) La fine della guerra in Iraq: “grazie” a quella guerra, l’occidente si è fatto un miliardo di nemici. Ed i risultati ad oggi – considerate le motivazioni legate alla “esportazione della democrazia” – non sono quelli attesi. Oltretutto una guerra che ha visto forti divisioni nella UE le cui conseguenze si vedono oggi.
2) La primavera araba: una primavera non omogenea. La Tunisia sembra esserne uscita nel modo giusto, avviandosi verso una forma democratica di governo, ma risulta ben più problematica quella egiziana. Arrivata in quest’ultimo caso successivamente ad un periodo di crescita economica ma senza equità: più cresceva l’economia e più il paese si spaccava. Le elezioni in alcuni paesi vedono l’affermazione dei partiti salafiti legati al mondo musulmano meno aperto, caratterizzato dalla critica al mondo democratico e dall’attaccamento alle tradizioni più oscurantiste. L’Egitto ormai è un paese con l’economia allo stremo: cosa accadrà? E’ ancora presto per dirlo.
3) La guerra libica: per la prima volta gli USA entrano in un conflitto in modo parziale (pesando solo il 15%). Gli USA stanno vivendo una fase in cui il predominio militare sta mostrando i suoi limiti: gli USA rappresentano il 40-50% della spesa mondiale in armamenti ma solo 20% del PIL mondiale. Non più sostenibile ricoprire il ruolo di arbitro del mondo.
4) La nascita del secolo asiatico: ormai il baricentro dell’economia (e quindi del potere) si è spostato dagli USA in Cina. E conseguentemente la strategia degli USA, non dichiarata, è di circondare la Cina stessa: una base militare in Australia; accordi con i paesi limitrofi alla Cina. Tutti sintomi di un timore sotterraneo nei confronti della nuova potenza mondiale. Lo scacchiere ormai si è spostato dall’Atlantico al Pacifico.

Tutto questo ha comportato un passaggio di mano nell’Economia mondiale, determinando un riequilibrio tra economia occidentale e nuova economia (asiatica ed anche africana, quest’ultima con una bassa incidenza ma con chiari segnali di sviluppo, grazie sempre all’oriente che vi sta investendo).
L’Asia presenta ancora dei tassi di sviluppo positivi, intorno al 7-8%, ma cominciano a mostrare segni di rallentamento. La Cina è in guardia. Comincia a sentirsi un’esigenza di giustizia. E di ridistribuzione del reddito. Il futuro deve ancora venire, non è già scritto.
Basti pensare al fenomeno degli Indignados: è la prima volta nella storia che un Movimento non ha un leader, ma continua e va avanti per la crescente ingiustizia del mondo che è in costante peggioramento dagli anni 80 (esclusi alcuni casi come il Brasile e la Scandinavia).

Non c’è sviluppo se si continua ad accumulare ricchezza su chi non può spendere più di così. Non si crea benessere “aggiungendo cibo a tavola di chi già è già sazio”. Il problema è la mancanza di leadership della società attuale: nessuno sta gestendo il grandissimo cambiamento, epocale, che sta vivendo la società. Ci sarebbe bisogno dell’Europa ma in Europa non c’è leadership. La leadership in Europa la vorrebbero anche la Cina e gli Usa per evitare il bipolarismo economico. Ma purtroppo le divisioni all’interno dell’UE ci impediscono di ricoprire il ruolo richiesto. Al contrario, si è ridotto progressivamente il potere sovranazionale ed è tornato quello nazionale. Oggi assistiamo ad un direttorio a due, ma “in realtà è lei che detta le regole e lui le organizza le conferenze stampa”; “fate i compiti a casa, comportatevi bene”: eppure la forza della Germania è grazie all’euro. Senza l’euro la Germania non sarebbe la potenza che è oggi. Eppure si propone come il paese che si sacrifica per gli altri.

L’Italia? Ha fatto i “compiti a casa” ma senza prospettive di crescita.

Occorre un nuovo patto europeo per avviare la crescita nei paesi. Basta fare solo analisi del passato, occorre guardare al futuro.
Per ora il futuro mostra un segno negativo. Occorrono riforme e cambiamenti per lavorare sulla produttività.
Siamo dominati dal (corto, n.d.r.) circuito elettorale: siamo sempre più concentrati sulle elezioni e sempre meno sul governo.
Obama per non perdere le prossime elezioni ha fatto intervenire le sei banche più importanti per salvare l’euro. Sarebbe ora di concentrarsi sulla gestione del cambiamento.

Ben vengano commenti e riflessioni sulle sue parole.

Io invece mi limito ad augurarvi Buon Natale.

Annamaria Cofano

Il lusso non è in crisi: il nuovo “tempio” Etoile LVMH a Roma sta per aprire

Il mercato del lusso sembra vivere in un mondo parallelo.
Mentre la crisi e le prossime stangate stanno distruggendo persino la gioia dello shopping natalizio, il mondo del Luxury continua a sfornare dati da anni ’90.
Le principali griffe della moda, quelle quotate, registrano un +11,1% nei primi nove mesi del 2011. Da Gucci (+19,7%) a Bottega Veneta (+31,7%), da Prada (+25%) a Ferragamo (+27,6%), mostrano quasi tutte crescite a doppia cifra (fonte: Pambianco).

E la prossima apertura di LVHM a Roma non è che una conferma: il 29 gennaio sarà infatti inaugurata a Roma, in piazza San Lorenzo in Lucina, la Maison Louis Vuitton Etoile, uno spazio gigantesco, una vera e propria dimora.

Questa grande “Etoile”, il cui nome deriva da quello di un antico e prestigioso cinema che sorgeva proprio nell’edificio scelto dall’azienda francese come location, ristrutturazione dietro la quale c’è il nome dell’architetto Peter Marino, si estenderà su una superficie di 1.200 metri quadrati e ospiterà, oltre alla boutique, anche un cinema e una libreria. Uno spazio pensato per lo shopping e il divertimento, ma anche per attività culturali ed artistiche. La scelta della location non è casuale. Proprio in piazza San Lorenzo si trova il primo negozio romano di Vuitton, aperto nel 1988, che verrà chiuso in concomitanza dell’arrivo dell’Etoile (fonte: Fashion Magazine).
Insomma, un inno al lusso che suona un po’ fuori tempo in questo periodo di austerity, ma che è la conferma di un mondo che sta girando a due velocità.

Annamaria Cofano

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Black Friday da record: crisi archiviata?

I dati delle vendite retail generate durante il Black Friday negli USA hanno visto un vero e proprio delirio da shopping, con un incremento di oltre il 16% rispetto all’anno scorso. Qui trovate i dettagli:
http://it.fashionmag.com/news-217960-Black-Friday-da-record-in-USA-shopping-selvaggio-per-52-4-miliardi-di-dollari

Una notizia che mi fa venire in mente il delirio che qualche giorno fa ha investito migliaia di italiani che si sono messi in coda dall’alba in diverse città per accaparrarsi un piumino Napapjiri in vendita nei vari Coin a 10€ per sostenere una causa.
La folla era lì per un rigurgito di filantropia pre-natalizia o perché irresistibilmente attratta dall’occasione di shopping? Chi pensa che la folla fosse attratta dalla spesa irrisoria perché povera e bisognosa, dia un’occhiata alle immagini: signore col collo di pelliccia, uomini con addosso un piumino decisamente superiore a quello in vendita, ecc ecc:

http://m.repubblica.it/mobile/r/wrap/cronaca/2011/11/26/news/piumini_low_cost_code_dall_alba_anche_una_squadra_di_calcio_fa_la_fila-25643830/?ref=HREC1-8

Sembra evidente che, più che una maggiore disponibilità economica (o la minore nel caso dei piumini), qui conti la necessità psicologica, dopo due anni di rinunce, di godersi un po’ di sana e salutare (si fa per dire) auto-gratificazione da shopping.

Annamaria Cofano

La crisi rende più saggi negli acquisti?

Minori acquisti senza andare a discapito della qualità: questo è quanto emerge da un’indagine effettuata da Astroricerche in Italia sulla fiducia degli italiani nei confronti della loro situazione economica e sulle loro intenzioni di spesa per i prossimi mesi.
La spesa che si ha maggiormente intenzione di ridurre è quella relativa ad abbigliamento, scarpe ed accessori.
E viene chiaramente fuori un allontanamento dalle griffe, ormai omologate e non più in grado di garantire qualità solo per il nome.
L’avvento della moda low cost come Zara ha reso il consumatore più consapevole del reale valore di questi prodotti.

Su Fashion Magazine di oggi potete leggere il dettaglio:
http://it.fashionmag.com/news-216309-Moda-la-distribuzione-multimarca-tra-vecchie-crisi-e-nuove-opportunita

Annamaria Cofano

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