Low cost e Luxury: chi rimane nel mezzo?

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Sono ormai anni (decenni se usciamo dai nostri confini) che assistiamo ad una progressiva polarizzazione dei consumi: da una parte il crescente successo del low cost – che per non apparire cheap e quindi inaccettabile per i vanitosi consumatori italiani, è preferibile definire “lusso accessibile”, “design democratico”, ecc ecc – dall’altra la crescita inesorabile del luxury, che invece di diventare più democratico diventa sempre più esclusivo.

Brand come Ikea, Ryanair, Zara ma anche meno scontati come Kiko, Nau, Calzedonia sono ormai nella shopping bag, reale o virtuale, di tutti. Lungi dal sentirsi “poveri” per avere in mano una shopper di H&M, i consumatori attuali si sentono consumatori globali, quindi non c’è nulla di cui vergognarsi.

Dall’altra parte, ormai dominano la scena i grandi Brand del lusso, da Michael Kors a Gucci, da Artemide a NH Collection, da Ferrari a Krug. E se una Ferrari non è alla portata di tutti, una borsa di Michael Kors non se la nega nessuno. A patto di abbinarla ad una camicia Zara.

E i Brand-di-Mezzo? Schiacciati dai due poli, sono giudicati troppo cari rispetto a Zara e troppo di basso livello rispetto a Bottega Veneta. Se devo andare in un hotel 3 stelle, preferisco andare in un hotel Chic&Basic che è più cool.

Annamaria Cofano

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Luxury o low-cost: il destino dei brand della terra-di-mezzo

Se ne parla ormai da un po’. Sia nella fase di crisi che nella ripresa, che ormai sta iniziando in quasi tutti i paesi, la parte del leone la fanno i marchi del Lusso – basta leggere i dati di Pambianco per rendersi conto dei numeri che stanno facendo le principali griffe come Prada, Louis Vuitton, ecc. ecc., e non solo in Estremo Oriente come molti pensano per consolarsi della propria caduta libera – o le catene della moda low-cost, come Zara & compagnia.

I brand di livello medio stanno pian piano perdendo appeal. Hanno iniziato il trend come sempre le star di Hollywood, promuovendo lo stile mix&match: borsa supergriffata e camicia H&M.

Non per niente, l’altro trend che si sta consolidando è proprio quello dell’abbigliamento low-cost e dell’accessorio di lusso. Le migliori performance nel Luxury infatti arrivano dal mondo pelletteria. Del resto, è abbastanza ovvio: mentre una camicia o una maglia di cotone si differenzia praticamente solo per il livello di finiture e per il design, nel caso della pelletteria la differenza si vede eccome. Un paio di scarpe di Prada difficilmente sarà paragonabile ad uno di Zara. E poi quello che veramente si nota come prodotto di alta gamma è sempre la borsa, che è una sorta di etichetta da indossare, soprattutto da quando imperversa la moda delle borse di taglia extra.

Insomma, futuro grigio per quei brand (che di solito infatti sono marche e non griffe) che hanno spopolato negli anni 90, come take-down accessibile per chi non poteva permettersi le griffe. Ora quel bisogno è soddisfatto dalle catene low cost, che rendono il design ancora più accessibile.

Un articolo su questo tema: http://money.cnn.com/2011/03/09/pf/consumers_prefer_luxury/index.htm

Annamaria Cofano

Urban Outfitters lancia la moda sposa low-cost: come mai Zara o H&M non ci avevano pensato?

Genialità oltreoceano.

Urban Outfitters il giorno di San Valentino lancerà la sua collezione BHLDN dedicata alla sposa. All’inizio la collezione sarà disponibile su un sito di e-commerce, ma sono previste anche aperture di punti vendita dedicati.

Come mai nessuno aveva ancora pensato alla sposa low-cost?

Che poi non si tratta semplicemente di low-cost: Urban Outfitters si propone al suo pubblico come insegna giovane, irriverente, alla moda. Come tutti i retailer di successo, ha una propria personalità, che permette al suo target di identificarsi.

Evviva la moda sposa non convenzionale.

Chissà che non sia spunto per qualche altro retailer lungimirante.