“The headliners”: dedicato agli artisti della lingua italiana, i copywriters.

Scagli la prima pietra chi non ha immagazzinato nel proprio frasario: “Toglietemi tutto ma non il mio Breil”, “O così o Pomì”, “Dove c’è Barilla c’è casa”, “Du gust is megl che uan” fino ai più concettuali, ispiratori “Life’s short. Play more.” o “Just do it”.

E’ dedicato alla professione meno scenografica ma più strategica della comunicazione – il copywriter – il libro “The Headliners” di Pasquale Diaferia, a sua volta professionista della comunicazione, direttore creativo (vd http://www.adci.it/members.php?id=58&l=D&idm=67) e blogger (vd anche: http://advexpress.blogspot.com/), oltre che scrittore.

Parole “appiccicose” le definisce l’autore: una definizione perfetta per quelle brevi frasi che rimangono nella nostra memoria collettiva e personale spesso più delle immagini. Parole che trovano oggi una cassa di risonanza ancora più potente grazie alla moltiplicazione dei media, e che devono essere ancora più sincere perché sottoposte al giudizio del popolo globale del web, sempre più informato e critico.

Come ben sanno i professionisti dell’advertising, non esiste più il predicatore che ti infarcisce con il suo vangelo; oggi l’azienda deve più ascoltare che parlare, e quando parla essere credibile al 100%.

Mercoledì 9 novembre Pasquale Diaferia presenterà il suo libro presso la Feltrinelli International di via Zamboni a Bologna, nel cuore del quartiere universitario. Avrò il piacere di affiancare la presentazione portando la mia testimonianza dalla parte delle aziende.

Qui sotto, un articolo molto centrato del Venerdì di Repubblica all’uscita del libro.

Buona lettura.

Annamaria Cofano

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In controtendenza il franchising in Italia, fatturato +1,8% nel 2010

A fronte di un mercato mediamente stagnante (lusso a parte), un fenomeno in controtendenza è quello della realtà franchising.
In attesa dell’apertura del Salone del Franchising di Milano (4-7 novembre: http://www.salonefranchisingmilano.com/) dedicato a questa forma di retail, sono stati presentati i dati di un settore in crescita: +1,8% vs l’anno scorso con un’incidenza sul PIL dell’1,4% per un volume d’affari di 22 miliardi di euro. 869 insegne per 53mila punti vendita; 180mila addetti di cui il 46% donne.
Oltre che sui siti del Salone e di Assofranchising (http://www.assofranchising.it/) potete trovare una sintesi su:
http://it.fashionmag.com/news-212203-Cresce-il-franchising-in-Italia-fatturato-1-8-nel-2010

Annamaria Cofano

Coerenza di un Brand sostenibile: Patagonia aiuta i consumatori a rivendere i suoi prodotti usati

Patagonia è il Brand di outdoor riconosciuto per la sua politica di sostenibilità che ha le sue radici molto tempo prima che questa diventasse una moda anche per i Brand tutt’altro che sostenibili.
Per dirlo con le loro parole, “The wild world we love is fast disappearing. At Patagonia, we think that business can inspire solutions to the environmental crisis. This means that what we make and how we make it must cause the least harm to the environment. We evaluate raw materials, invest in innovative technologies, and rigorously police our waste. Take a look at the Common Threads Initiative, bluesign Standard, the Footprint Chronicles and more. We also use a portion of our sales to support grassroots groups working to make a real difference (our “Earth Tax,” to mitigate the damage we do).” (http://www.patagonia.com/eu/enIT/patagonia.go?assetid=2329)

E non sono parole buttate lì a caso. Lo fanno davvero.

Tra le “Footprint Chronicles” attraverso le quali testimoniano e certificano il loro impatto ambientale prodotto per prodotto; la donazione dell’1% delle vendite per la salvaguardia del pianeta, iniziativa che portano avanti dal 1985; le iniziative supportate a tutela delle acque e contro la siccità, Patagonia non smentisce la sua mission.
Qui potete trovare le iniziative del Brand a tutela dell’ambiente: http://www.patagonia.com/eu/enIT/environmentalism

L’ultima iniziativa non è da meno: hanno creato un website su Ebay per permettere ai loro “consumatori” di vendere i capi Patagonia usati, al fine di incentivare il riuso e pertanto la riduzione dell’impatto ambientale causato dalle tonnellate di capi che ogni anno affollano le discariche: http://www.patagonia.com/us/ebay/used-gear

A proposito dell’impatto ambientale dei capi che finiscono in discarica ed il ruolo del fast fashion su questa tendenza, vd un approfondimento di Pambianco News di oggi: http://www.pambianconews.com/wp-content/uploads/2011/10/Lectra-fashion-PLM_Explore-article_going-green_it.pdf

Annamaria Cofano

Steve Jobs: fashion inspiration – FT.com

Un’interessante lettura del contributo di Steve Jobs al mondo della moda: perché nessuno stilista avrebbe mai pensato di creare accessori o firmare edizioni speciali di un banale telefono cellulare o personal computer; e perché, come nel fashion, si sia scatenata l’ossessione per l’ultimo modello, e la dinamica dell’oggetto del desiderio da esibire per sentirsi “alla moda”; e ancora perché i negozi Apple hanno indicato la strada della retail esperience ricercata oggi dai Brand della moda:
http://www.ft.com/intl/cms/s/2/b36c6690-f336-11e0-8383-00144feab49a.html#axzz1bMNyEYYc

Annamaria Cofano

Tesco, un supermercato a misura di coreano

Tesco, la catena UK di supermercati (www.tesco.com), nell’ottica di una strategia di marketing internazionale votata all’analisi dei fabbisogni specifici del paese target, in Korea ha adottato una strategia fondata sull’analisi delle abitudini dei consumatori locali, sempre di corsa e senza il tempo di andare a fare la spesa al supermercato, ma al contempo molto evoluti e tecnologicamente avanzati.

Come superare quest’ostacolo ed individuare l’opportunità?

Se la montagna non viene a Maometto,Maometto va alla montagna, e così Tesco ha tappezzato le stazioni della metropolitana con maxi tabelloni che riportano fedelmente gli scaffali del supermercato, con tanto di foto dei prodotti con relativi prezzi e codici a barre: il cliente, mentre va a prendere la sua metrò, passa allo scanner (il suo smartphone) il codice a barre del prodotto scelto e poi fissa la consegna che avviene entro 24 ore all’orario prescelto.

Un grande esempio di retail orientato al cliente.

Guardate il video su You Tube: www.youtube.com/watch?v=nJVoYsBym88 

Annamaria Cofano

Hermès glocal in India

In questi giorni sto preparando le lezioni di Marketing Internazionale per l’Università e tra gli argomenti voglio affrontare la differenza tra brand globali e marketing locali.
Il caso Hermes e dei suoi sari di lusso cade a pennello. Loro affermano che non si tratta di un’operazione di marketing….perché, le politiche di prodotto di cosa fanno parte?

http://it.fashionmag.com/news-207086-Hermes-lancia-una-linea-di-sari-di-lusso-in-India

Annamaria Cofano

Il business dei blog: la storia di The Sartorialist

The Sartorialist ha tracciato la strada per diventare un blogger professionista.
Tra le nuove professioni, una delle più accessibili in teoria, ma delle più difficili per emergere se non si acquisisce credibilità assoluta, essendo il web uno dei giudici più implacabili.

Qui la storia, attraverso un’intervista esclusiva di The Business of Fashion: http://www.businessoffashion.com/2011/10/the-business-of-blogging-the-sartorialist.html?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+BusinessOfFashion+%28The+Business+of+Fashion%29

Annamaria Cofano

Reebok: dagli USA una frenata alla categoria fitness shoes?

Negli USA Reebok, marchio del gruppo Adidas, è stata condannata a pagare 25 milioni di USD per pubblicità ingannevole in merito alle sue scarpe “tonificanti”, che hanno creato da poco una nuova categoria di prodotto, le fitness shoes, che promettono gambe e glutei rassodati grazie alla loro tecnologia: dalle Shape-up Skechers alle Fit Flop, alle “imitazioni” realizzate da vari Brand leader (occorre dire che l’unica azienda che non si è lasciata trascinare dal fenomeno è stata Nike, coerente nella sua strategia di fitness attivo e non passivo).
Vd: http://it.fashionmag.com/news-205084-Reebok-paghera-25-milioni-di-per-pubblicita-ingannevole-sulle-sue-scarpe-tonificanti

Annamaria Cofano

Excelsior, stasera inaugurazione

Stasera, alle 18:00, è iniziata l’inaugurazione del tanto atteso (ne avevo parlato in un post il 27 marzo) mega-store del lusso targato Coin, l’Excelsior.

Un’iniziativa che riporta agli antichi splendori i 5000 mq ed i 6 piani di questo storico edificio, una volta cinema della borghesia milanese, oggi ridisegnato dall’architetto Jean Nouvel, per ospitare le griffe più esclusive della moda.

Sotto la direzione artistica di Antonia Giacinti, titolare della famosa boutique Antonia, per l’area moda e design, non potrà che diventare una meta dello shopping a Milano.

La pasticceria Ladurée garantisce una deliziosa pausa ristoratrice tra un acquisto e l’altro.

Una strategia a tre livelli per il gruppo Coin (http://www.gruppocoin.it/): dall’entry level con OVS Industry ed Upim (entrambi rilanciati), al medium range con Coin fino al luxury con l’Excelsior.

Ecco alcune foto dell’inaugurazione.

Annamaria Cofano

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