Luxury o low-cost: il destino dei brand della terra-di-mezzo

Se ne parla ormai da un po’. Sia nella fase di crisi che nella ripresa, che ormai sta iniziando in quasi tutti i paesi, la parte del leone la fanno i marchi del Lusso – basta leggere i dati di Pambianco per rendersi conto dei numeri che stanno facendo le principali griffe come Prada, Louis Vuitton, ecc. ecc., e non solo in Estremo Oriente come molti pensano per consolarsi della propria caduta libera – o le catene della moda low-cost, come Zara & compagnia.

I brand di livello medio stanno pian piano perdendo appeal. Hanno iniziato il trend come sempre le star di Hollywood, promuovendo lo stile mix&match: borsa supergriffata e camicia H&M.

Non per niente, l’altro trend che si sta consolidando è proprio quello dell’abbigliamento low-cost e dell’accessorio di lusso. Le migliori performance nel Luxury infatti arrivano dal mondo pelletteria. Del resto, è abbastanza ovvio: mentre una camicia o una maglia di cotone si differenzia praticamente solo per il livello di finiture e per il design, nel caso della pelletteria la differenza si vede eccome. Un paio di scarpe di Prada difficilmente sarà paragonabile ad uno di Zara. E poi quello che veramente si nota come prodotto di alta gamma è sempre la borsa, che è una sorta di etichetta da indossare, soprattutto da quando imperversa la moda delle borse di taglia extra.

Insomma, futuro grigio per quei brand (che di solito infatti sono marche e non griffe) che hanno spopolato negli anni 90, come take-down accessibile per chi non poteva permettersi le griffe. Ora quel bisogno è soddisfatto dalle catene low cost, che rendono il design ancora più accessibile.

Un articolo su questo tema: http://money.cnn.com/2011/03/09/pf/consumers_prefer_luxury/index.htm

Annamaria Cofano

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Weibo, il social network per i luxury brand in Cina

Paragonabile al “nostro” Twitter, Weibo è il social network “qualitativo” di stampo cinese, che sta diventando la piattaforma di comunicazione e coinvolgimento online per i principali influencer e brand del lusso.
Al pari di Twitter, il maggior numero di followers riescono ad accaparrarselo le persone – gli influencers appunto – più che i brand con il loro profilo istituzionale, segno della maggiore sofisticazione del target di questi social network.
A differenza di Facebook e del suo corrispondente Tencent, che sono più “quantitativi”, meno selettivi, Weibo riesce a coinvolgere designers, giornalisti, direttori creativi, redattori, che sono in grado di trasmettere contenuti interessanti più di quanto possa fare un’azienda.
Weibo sta diventando un’utile strumento quindi per creare brand awareness da un lato (i principali brand del luxury sono già presenti: Gucci, Chanel, Burberry, che hanno seguito Louis Vuitton, pioniere del mondo occidentale in questo social network) e coinvolgimento dall’altro, ma per ottenere quest’ultimo purtroppo il social network è solo uno strumento, non la soluzione. Occorre inserirlo in un piano di comunicazione integrato a 360°, per esempio utilizzarlo per un evento di brand come ha fatto Chanel.
Se si considera che le previsioni economiche dicono che entro il 2020 la Cina rappresenterà più del 40% del mercato globale del lusso e che gli utilizzatori internet stanno crescendo in modo esponenziale avendo già raggiunto quasi 500mila users, occorre muoversi per non arrivare ultimi.

Annamaria Cofano

Fine dei mega-store globali?

Qualche giorno fa è stato, guarda caso, annunciato un nuovo format per il restyling di Sturbucks a Covent Garden, Londra: per rispetto all’identità propria di quest’area mitica della città, Starbucks rinuncia al suo format standard e ne inaugura uno, per così dire, “tailor-made”. Poca brandizzazione, maggiore discrezione ed identificazione con lo stile del quartiere (vd: http://www.gdoweek.it/articoli/0,1254,44_ART_3488,00.html).

Ora pare che questa nuova filosofia retail stia contagiando il mondo del Fashion Luxury.

Ad una conferenza di qualche giorno fa, infatti, l’architetto Eric Carlson, che collabora con il gruppo LVMH, ha dichiarato l’intenzione di abbandonare i mega-store uniformi e standardizzati, che fino ad oggi sono stati portabandiera (appunto, flagship) dei valori del brand in tutto il mondo, e di puntare su una maggiore intimità degli spazi, in modo da far sentire i clienti quasi a casa propria. Il nuovo trend è quindi quello di offrire uno spazio per la lettura, uno per bersi un the, uno spazio relax insomma; non più aree di vendita dagli spazi sconfinati ma dividere il negozio in vere e proprie “stanze” come in un appartamento (da questo punto di vista, il concept store L’Inde Le Palais di Bologna ha fatto scuola), insomma mettere finalmente il cliente a proprio agio, laddove spesso, quando si entra in questi templi immensi, ci si sente in soggezione e si rimane inibiti. Naturalmente, aggiungerei, occorre che anche il personale cambi atteggiamento, e passi dall’algidità superba che spesso contraddistingue questi negozi ad un approccio più accogliente, più caldo.

Evviva questa nuova rotta, che ho sempre sostenuto anche quando la standardizzazione del retail sembrava l’unica via per i megabrand!

Potete leggere gli approfondimenti su: http://it.fashionmag.com/news-155474-Flagship-il-lusso-comincia-a-desiderare-piu-intimita

Annamaria Cofano

Lanvin punta alla propria identità retail in Italia

Lanvin apre la sua boutique a Milano, che segue Forte dei Marmi e sarà seguita da Roma e Bologna. Sempre location centralissime, come richiede il prestigio della griffe francese.

Finora riservata a poche, selezionate boutique multibrand, anche Lanvin decide di puntare sulla costruzione di una propria retail experience.

Altri dettagli su Fashion Mag di oggi: http://it.fashionmag.com/news-155096-Lanvin-offensiva-in-Italia

Annamaria Cofano

Finalmente un sito di fashion e-commerce anche per lui!

Net-à-Porter è uscita oggi con il suo nuovo sito www.mrporter.com, completamente dedicato all’uomo.

Non mi risulta che altri operatori abbiano già fatto una scelta simile, ma direi che va nella direzione giusta, visto che gli uomini sono stati i primi a familiarizzare con il web e con l’e-commerce, finora soprattutto per elettronica di consumo.

E sono sempre più fashion victim.

Welcome Mr. Porter!

Annamaria Cofano

Fare Retail a 360 gradi: Inditex pensa anche ai pagamenti

Inditex, il famoso gruppo che comprende Zara, Pull and Bear, Oysho ecc ecc, ha sviluppato, in collaborazione con la finanziaria di BBVA, una carta di pagamento che permette al titolare di scegliere, per ogni acquisto, la forma di pagamento preferita.
Una forma di fidelizzazione evoluta, estremamente flessibile e tailor-made, assolutamente innovativa (normalmente il credito al consumo è offerto dai retailers ma sempre attraverso forme di finanziamento complesse, da far passare attraverso le società finanziarie come Findomestic, che hanno senso solo per acquisti importanti), tantopiù per il mondo della moda. Se poi pensiamo che l’ha sviluppata la catena della moda low cost è ancora più ammirevole.

Ancora una volta Inditex fa scuola nel retailing.

Su Fashion Magazine di oggi:
http://it.fashionmag.com/news-153324-Inditex-presenta-l-Affinity-Card

Annamaria Cofano

Net-à-Porter lancia il suo canale di web-TV

Net-à-Porter, proprio nell’ottica di quanto dicevamo qualche giorno fa, sta facendo un ulteriore passo verso l’offerta sempre più di contenuti oltre che di prodotti, per offrire un intrattenimento, un servizio, qualcosa che vada oltre la pura offerta di merce.

Per lanciare la sua web TV, sta facendo una campagna su Facebook, mettendo in palio un premio in denaro (o meglio, un buono shopping) di 2500USD tra coloro che sapranno rispondere alla domanda del giorno; la risposta la si trova guardando i video di Net-à-Porter TV.

Quindi, non solo offerta di contenuti, ma anche attività di traffic driving verso la web-tv con incentivo.

Net-à-Porter continua ad essere un passo avanti.

Annamaria Cofano

Lo shopping dei consumatori luxury è sempre più web

Una ricerca effettuata da Condè Nast su un panel di consumatori del segmento Luxury dimostra ancora una volta il livello di aspettative che questo target ha nei confronti dei Brand e del loro modo di comunicare. Due aspetti vengono fuori soprattutto:
1) Fanno molto shopping online o almeno utilizzano molto il web per avere informazioni prima di acquistare. Sono un target molto evoluto, e si aspettano da parte dei Brand un’attenzione particolare a questo strumento di comunicazione e di coinvogimento. Il negozio fisico per loro è meno determinante nella decisione d’acquisto di quanto non lo sia per la media dei consumatori.
2) Non sono refrattari alla customizzazione della comunicazione. Anzi. Tutte quelle paranoie sulla privacy, che limitano spesso la personalizzazione, per questo tipo di consumatore non esistono. Al contrario, apprezzano un messaggio tarato sui loro gusti e sui loro precedenti acquisti.

Ancora una volta, conoscere con chi si vuole parlare è determinante per chi deve prendere delle decisioni strategiche.
Spesso si generalizza (alla gente non piace che vengano utilizzati i suoi dati, internet non è ancora così rilevante, ecc ecc) e si perdono delle opportunità senza capire perché.

L’articolo lo trovate su:
http://www.luxurydaily.com/conde-nast-exec-affluent-consumers-prefer-behaviorally-targeted-online-experiences/

Annamaria Cofano

Urban Outfitters lancia la moda sposa low-cost: come mai Zara o H&M non ci avevano pensato?

Genialità oltreoceano.

Urban Outfitters il giorno di San Valentino lancerà la sua collezione BHLDN dedicata alla sposa. All’inizio la collezione sarà disponibile su un sito di e-commerce, ma sono previste anche aperture di punti vendita dedicati.

Come mai nessuno aveva ancora pensato alla sposa low-cost?

Che poi non si tratta semplicemente di low-cost: Urban Outfitters si propone al suo pubblico come insegna giovane, irriverente, alla moda. Come tutti i retailer di successo, ha una propria personalità, che permette al suo target di identificarsi.

Evviva la moda sposa non convenzionale.

Chissà che non sia spunto per qualche altro retailer lungimirante.

L’importanza di offrire contenuti prima che prodotti: l’e-commerce punta sui giornalisti

Anche l’e-commerce, come tutti le forme moderne di business to consumer, hanno bisogno di offrire alla propria audience qualcosa di più che un semplice menu di articoli da comprare.

Tutti i siti di e-commerce invitano ad iscriversi tramite e-mail per implementare attività di direct marketing.
Ogni giorno riceviamo nella nostra casella di posta elettronica dozzine di newsletter che ci propongono ogni tipo di prodotto o servizio, dalla moda ai viaggi, dall’elettronica di consumo al trattamento benessere.
Ma qual è la chiave di successo di siti benchmark di e-commerce come Net-à-Porter?
E’ lo storytelling.
Raccontare qualcosa: offrire notizie, suggerimenti, editoriali interessanti, qualsiasi contenuto che possa essere considerato rilevante da parte di chi lo riceve.
Diversamente, la vostra newsletter verrà cestinata insieme allo spam.
E’ questo il motivo per cui i siti di e-commerce di maggior successo stanno assumendo giornalisti, oltre che creativi, grafici e tecnici. Un giornalista può trasformare il vostro sito in una rivista, coinvolgendo ed intrattenendo lettori ed ottenendo quindi la loro fidelizzazione attraverso il direct mailing ed i social network.
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Annamaria Cofano
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