San Valentino nel luxury e-commerce

Come nella grande distribuzione, anche nel fashion retail (di cui l’e-commerce è solo uno dei canali) le ricorrenze sono diventate un must della comunicazione commerciale.

San Valentino per il fashion system è una delle più appetibili dopo il Natale: cosa c’è di più dolce per una donna che ricevere in regalo l’oggetto dei desideri, l’anteprima della collezione primavera-estate, quel pezzo che forse non avresti mai avuto il coraggio (economico e razionale) di comprare?

Anche i siti di fashion e-commerce più importanti non si sottraggono. Ma non tutti colgono l’occasione.

Ho dato un occhio a:

Luisaviaroma.com: coerente con la sua immagine di sempre, irriverente e divertente, fa vivere la moda in modo brillante. E propone San Valentino, giustamente, per uomo e per donna, puntando sulle gift card e su accessori divertenti, segmentati per target (femminile, giocosa, sexy ecc). Nessuna promo di prezzo. Vd: http://www.luisaviaroma.com/landing.aspx?page=s_valentino

Yoox.com: come sempre attento alle logiche del retailing, Yoox non si sottrae alla ricorrenza, proponendo una mini-collezione dedicata ed in esclusiva, che permette di giocarsela senza fare nessuna promo di prezzo. Giovane, fresca, attuale (con l’icona di condivisione su Facebook in primo piano), ti fa dimenticare di essere sul sito di un outlet. Vd: http://www.yoox.com/subhome.asp/dept/warislovesyoox

Net-à-Porter.com: l’immagine, coerente, è quella del sito very-fashion, poca giocosità e tanto prendere la moda sul serio. Anche se sempre in modo brillante e contemporaneo. La loro proposta per San Valentino è piuttosto classica: una serie di articoli selezionati dal loro assortimento standard per la loro idoneità ad essere un regalo per San Valentino. C’è un handicap: l’offerta è solo femminile, e pertanto sarà difficile che ci siano molti visitatori o iscritti al sito uomini. E chi compra qualcosa di femminile come regalo se non gli uomini? Vd: http://www.net-a-porter.com/intl/boutiques/Gifts/list.nap?SelItem=1%3b0&SelItem=0,0&custom_list=Valentine’s_Day

Lindestore.com: stesso problema di audience per lindestore, ma in questo caso non c’è neanche un accenno alla ricorrenza in home page. L’offerta San Valentino è riservata agli iscritti e veicolata quindi solo con direct mktg. A maggior ragione, come faranno gli uomini a pensare ad un regalo per la propria amata da lindestore?

Vente-privee.com: accessibile solo dagli utenti registrati, ha il vantaggio di rivolgersi anche al target maschile, ed ha in homepage una sezione dedicata ai regali per lei. Non è quindi specifico per San Valentino.

Farfecht.com: nessun accenno a San Valentino (troppo trendy per questa ricorrenza mainstream?….)

Antonioli.eu, Theoutnet.com, My-wardrobe.com: idem, nessun accenno alla festività come occasione di shopping

Continuerò la mia ricerca.
P.S.: da parte mia, come regalo preferisco sempre un viaggio!!

Annamaria Cofano

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Retail, un nuovo modo di proporre il lusso a Londra: Mount Street.

Mount Street è la nuova via dello shopping di lusso a Londra.

 

Fino a pochi anni fa, tranquilla via di antiquari e gallerie d’arte, dopo la ristrutturazione (privata) fatta da poco, sta soppiantando progressivamente Bond Street e Sloan Street, ospitando i negozi di Christian Louboutin, Carolina Herrera, Goyard, Rick Owens, Balenciaga, Lanvin, Nicholas Kirkwood, ed è in arrivo Loewe.

Insomma, tutte firme attuali, trendy, altamente desiderate,che non trovano la loro corretta collocazione nelle classiche vie del luxury.
Cosa offre Mount Street di diverso rispetto alle tradizionali vie del lusso, Bond Street e Sloane Street?
Banalmente, costi di real estate più bassi: nonostante MountStreet, dopo la riqualificazione, abbia visto quadruplicare i propri affitti commerciali, Bond e Sloane Street rimangono le vie più costose di tutta Europa, e continuano ad aumentare, con le recenti aperture della Maison Louis Vuitton,il primo flagship londinese di Tory Burch e l’estensione del negozio Miu Miu.
Ma soprattutto un’ESPERIENZA DIVERSA DI SHOPPING.
Tutti i responsabili di questi brand affermano che, più chei minori costi, ad attrarli in Mount Street è stata la disponibilità di spazi vetrina ed in-store più ampi, dove poter meglio esprimere la propria identità di marca; perché, oltre ai negozi di moda, sono comparsi ristoranti, bar, l’hotel Connaught con la fontana di Tadao Ando, ed altri esercizi che permettono ai clienti di godere di una vera e propria “esperienza del lusso” a 360°.
E poi, essendo una via più raccolta, meno commerciale in senso stretto, ha permesso di creare una vera e propria RETAIL COMMUNITY DEL LUSSO: i commercianti si sono uniti per trarre il massimo vantaggio in un’atmosfera conviviale, invece di sgomitare per conquistarsi il cliente della porta accanto.
E questa è la vera novità in questo settore, per sua natura associato all’utilitarismo egocentrico: per la prima volta, i retailer hanno capito che, alleandosi, avrebbero creato un’atmosfera unica, traendone profitto tutti.
Questo ha fatto sì che i retailer della via creassero unavera associazione ufficiale, che si incontra regolarmente per discutere diproblemi comuni e fare piani per il futuro, come in una (ideale) riunione di condominio.
Tutto questo, molto affascinante e meritevole di plauso, si sta traducendo in business?
Pare di sì: ora il problema è trovare spazio per gli altri brand che arriveranno presto a bussare alle porte di Mount Street.
Non tutti sono stati lungimiranti come Marc Jacobs, che ha aperto la sua boutique qui in tempi non sospetti, da vero pioniere.
Annamaria Cofano

 

L’articolo completo su Business of Fashion di oggi.

Arriva il fast-fashion nelle calzature?

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In base alle ultime news, il gruppo spagnolo Inditex starebbe studiando il lancio di un concept distributivo dedicato a calzature e accessori per il quale la catena seguirebbe il posizionamento di Zara.

Cosa ne sarà dei Cinti e compagni della situazione?

Anche il comparto calzaturiero dovrà affrontare questa nuova sfida, che ha portato alla banalizzazione dei prodotti di tante aziende di abbigliamento del segmento medio.

Almeno hanno un vantaggio: sanno già cosa le aspetta.

I prodotti del fast-fashion sono come i voli Ryanair: prezzo basso ma zero servizio.
Quindi, bisogna creare (maggiore) valore intorno al proprio brand.
Come?
Su tutte le leve di marketing: dal prodotto alla comunicazione al retail. Il servizio pre e post-vendita può davvero fare la differenza.
E poi: personalizzazione. Identità e personalità.

Ognuno dovrà trovare la sua strada.
Senza sottovalutare il rischio che incombe dietro l’angolo.

La storia delle Ugg, un fenomeno che incuriosisce (ed io non ne ho un paio….)

>Ero proprio curiosa di leggere la storia delle UGG.
Certo, sapevo che erano le scarpe indossate dai surfisti australiani quando uscivano dall’acqua per scaldarsi i piedi, ma come hanno fatto a diventare un fenomeno così di massa e così imitato?
Intanto, sapevate che le prime ad indossarle negli USA, surfisti a parte, sono state le attrici nel backstage per tenere i piedi al caldo ed a riposo tra una ripresa sui tacchi e l’altra? Ovviamente le attrici hanno sempre qualche amico surfista da cui prendere ispirazione…..
E che il primo paio di UGG a sbarcare negli USA sono state portate dal surfista australiano Brian Smith nel lontano 1978? E che la Deckers, che ha comprato il marchio nel 1995 per dare ai propri venditori qualcosa da proporre anche in inverno (fino ad allora vendeva sandali) oggi realizza l’80% del suo fatturato proprio con le UGG? da opportunity a strategic business!

Diciamocelo, slanciare non slanciano……eppure.
Da fenomeno di nicchia a fenomeno di massa.
Anche Jimmy Choo non ha resistito ed ha creato delle UGG in collaborazione.

Ha contato più Paris Hilton o Oprah Winfrey?
Io ancora non mi sono fatta contagiare.
Ma – lo ammetto – più per spirito di contraddizione!

Lungo ma interessante articolo per curiosi di fenomeni come questo:
http://fashion.telegraph.co.uk/news-features/TMG8283572/The-story-of-Ugg.html

Si comincia a spendere di più, ma soprattutto meglio (almeno negli USA)

>In base ad una ricerca Nielsen condotta negli USA, sembra che la spesa media dei consumatori stia risalendo la china, anche se per ora riguarda la fascia economicamente più alta della popolazione.
Ma quello che risulta essere più interessante è il modo di spendere i soldi, che sta radicalmente cambiando.
La crisi ha portato non solo a spendere meno, ma anche a spendere meglio.
Chi ha calato la spesa, non ha necessariamente deciso di comprare i prodotti più economici, ma seleziona i prodotti che hanno più valore per lui/lei, anche a costo di spendere di più per quel prodotto specifico.
Si porta l’esempio dello yogurt: invece che comprare yogurt semplice, a prezzi sempre più promozionali per l’alta sostituibilità dei prodotti, si tende a privilegiare lo yogurt greco, che grazie ad una efficace strategia di marketing si posiziona come più salutare e comunque “trendy” pur essendo decisamente premium a livello di prezzo.
Questa è una bella notizia per chi fa marketing.
La creazione di valore non è mai stata così premiante.

http://www.mediapost.com/publications/?fa=Articles.showArticle&art_aid=143928&nid=123235

FashionMag.com Italia – Tornano in auge i marchi autentici

>FashionMag.com Italia – Tornano in auge i marchi “autentici”

Evviva i marchi autentici, il loro fascino non può che vincere alla lunga contro i tanti marchietti me-too senza storia e senza know how.
Anche se si parla di moda.

Qualche dritta per chi pianifica advertising

>L’efficacia dell’advertising all’interno di trasmissioni online sembra essere molto maggiore di quella offline. Combinare i due media crea un effetto esponenziale di cui i media planner devono tenere conto. E’ quanto risulta da un’indagine Nielsen sull’advertising.

Dall’altra parte, un’indagine sui consumatori condotta a novembre da Turner Broadcasting dimostra che questa forma di advertising non è considerata invasiva, a patto però che si seguano alcune accortezze:

– rendere vari i soggetti della campagna (non ripetere all’infinito lo stesso spot)
– rendere se possibile selezionabile l’adv cui “sottoporsi”, per dare all’utente la sensazione di essere parte attiva

Qui trovate l’articolo per intero:
http://m.clickz.com/clickz/column/1939427/highs-lows-advertising-online-tv

Brand extension….brand stretching…..brand diversion!!!

>La mitica casa produttrice delle moto Harley Davidson sta ampliando un po’ troppo la sua gamma di prodotti.
Ok, la brand extension è ormai cosa comune, case di moda che si lanciano anche nell’hotellerie, nella ristorazione e nell’home furniture sono diventate all’ordine del giorno.
Ma per un brand come HD – che nell’immaginario collettivo è per puristi della due-ruote – mettersi a realizzare mutandine e quant’altro….
http://www.repubblica.it/motori/motori/2011/01/26/foto/dalle_mutande_ai_gioielli_lharley_va_fuori_strada_-11675015/1/?rss

Lo shopping nel 2011

>Su Wired un’anticipazione di uno studio di JWT Tendenze sul modo di fare shopping nel 2011:

1) Ludicità
Aggiungere alla shopping experience classifiche, ricompense e dinamiche tipiche dei videogiochi aumentano la fedeltà alla marca e la voglia di comprare.

2) Urgenza
Secondo JWT Intelligence torneranno offerte e promozioni col timer. Soprattutto gli acquirenti più giovani risultano molto sensibili a offerte da prendere al volo prima che scadano.

3) Disimpegno
Prevarranno scelte di acquisto meno impegnative e vincolanti: noleggiare è meglio che comprare.

4) Divoratori di tecnologia
Il settore per il quale si prevede crescita è la tecnologia, ancor più dei beni di lusso. Ormai viene spesso ritenuta essenziale quanto cibo e vestiti.

5) Ritorno all’analogico
Come meccanismo di compensazione per una dipendenza crescente verso la tecnologia (punto 4), si prevedono anche nicchie di consumo detecnologizzato.

6) I negozi come Third Space
Si affermeranno negozi e centri commerciali in grado di offrire esperienze non più legate solamente all’acquisto e capaci di rappresentare un terzo spazio per le persone, dopo casa e lavoro.

7) Rinnovamento urbano
Con l’affluire di sempre più persone verso grandi centri urbani e megalopoli, i brand per vendere diventeranno partner di un processo di miglioramento e rinnovamento dell’ambiente urbano.

8) Dal fisico al digitale e ritorno
Con la crescita a velocità esponenziale della tecnologia avremo sempre più punti di contatto e sovrapposizione tra mondo digitale e mondo analogico. Gli oggetti inizieranno a essere connessi e a dialogare con la nostra vita digitale.

9) Iperpersonalizzazione
Abituiamoci ad avere suggerimenti, recensioni e prodotti sempre più su misura e personalizzati.

10) Autocontrollo cercasi…
In un mondo dove tenderemo a consumare troppo, mangiare troppo e comunicare troppo ,si genererà una domanda per tecnologie e servizi in grado di aiutare a controllarci.

http://daily.wired.it/news/internet/tr3nds-tendenze-shopping.html

Techo-fashion. Mi piace!

>Su Dove di questo mese (periodico non prettamente di moda, lo so, ma non ci dimentichiamo che sono appassionata di viaggi) c’è un articolo sul ritorno alla moda sartoriale o quasi tale. La definizione di techno-fashion forse non rende pienamente giustizia al fenomeno, comunque il concetto è “alta qualità, materiali di ricerca, taglio accurato….Il risultato è “hand-made” e tecnologia. Ago, filo e computer”.Quando lavoravo in Nike e quando mio marito lavorava in The North Face pensavo sempre a quanto sarebbe stato bello applicare le tecnologie fantastiche di queste due aziende ai capi di abbigliamento “formale”.Siamo sempre di più fuori casa, usiamo -nelle città almeno- sempre di più mezzi come il bus, la bici, lo scooter; spesso incontriamo gli amici dopo aver finito di lavorare senza neanche passare da casa.Quanto è comodo avere un capo che si mantiene in forma e ci accompagna tutto il giorno senza sembrare che stiamo portando fuori il cane??Un trench in pvc con cuciture termosaldate, una borsa glam ma impermeabile, un paio di scarpe che ci fanno sentire Carrie ma senza farci zoppicare alla terza ora.E’ così difficile?

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