Leadership secondo Marchionne


Oggi ho partecipato ad uno degli incontri che Alma Graduate School organizza per i futuri “business leader internazionali” che forma attraverso i propri MBA e per la “comunità economica dell’Emilia-Romagna” (riporto quasi letteralmente dalla loro presentazione).

Protagonista del tardo-pomeriggio di una giornata calda ed assolata, quasi estiva, nello splendido contesto collinare di Villa Guastavillani, è l’uomo che è stato protagonista indiscusso (anzi, molto discusso) di TV e giornali pochi mesi fa, grazie ad una sua visione della normativa del lavoro in Italia (per semplificare).

Ma, oltre a questo, l’AD del Gruppo Fiat era già diventato un leader quando ha portato la Fiat dal baratro al miglior risultato operativo dei suoi 111 anni nel 2008; e ancora quando ha portato Fiat ad acquisire Chrysler, reduce del fallimento di GM e data per spacciata da tutti gli operatori di settore, non solo portandola contro ogni previsione alla rinascita, ma facendo diventare Fiat una delle pochissime realtà italiane che, anziché farsi comprare da gruppi stranieri, ha fatto lei stessa shopping oltreoceano.

Cosa significa per Marchionne essere un leader?

Per dirla all’americana, significa pensare “out-of-the-box”, rifuggire il “business-as-usual”.

Per dirla all’italiana, non avere paura del cambiamento, delle novità; significa ascoltare opinioni diverse, vivere esperienze diverse, perché arricchiscono, professionalmente e personalmente.

Avere spirito competitivo, energia, passione, entusiasmo, e trasmetterlo agli altri.

Essere veloci, tempestivi; non macchinosi.

Essere trasparenti con le persone, avere senso di responsabilità, condivisione.

Significa saper delegare, responsabilizzare, fidarsi delle proprie persone.

Andare al di là dell’impegno professionale. Avere la responsabilità personale del futuro che si costruisce.

Significa non solo sentirsi liberi, ma esserlo, nel pensiero, nell’animo.

Significa avere coraggio.

Ha citato tanti esempi di giovani che in Fiat sono diventati responsabili di una funzione strategica perché capaci, e capaci di dimostrarlo, ed hanno scalzato i vecchi burocrati che non cambiavano mai nulla per paura del cambiamento stesso.

Ha citato l’esempio di Severn, la bimba di 12 anni che alle Nazioni Unite in Brasile nel ‘92 fece un discorso ai potenti del mondo da farli rimanere zitti per 6 minuti (sottolineando che oggi un bimbo di 6 anni sarebbe costretto a ripetere lo stesso discorso, visto che non è cambiato nulla da allora). Vd http://www.youtube.com/watch?v=dqt9nMrSWy4

Ha detto che la globalizzazione ha un senso solo se ne beneficiano tutti.

Che non possiamo non provare disagio di fronte a chi non ha nulla. Tacere ci rende complici.

Ha criticato l’atteggiamento dell’Europa verso il problema dell’immigrazione di questi giorni dal nord-Africa verso l’Italia. Se l’Europa riconosce il valore di un sistema aperto, deve accettarne anche le conseguenze negative che possono derivarne.

Ha fatto anche confronti tra il modo di affrontare la grande crisi economica in USA ed Europa.

Lì Obama ha radicalmente ridisegnato l’economia e le sue regole, e tutti gli attori economici e politici hanno lavorato nella stessa direzione, verso un obiettivo comune.

Qui ogni stato ha attuato una sua politica, senza concertazione, senza un obiettivo comune.

Ed è arrivato a parlare anche dell’Italia.

Dell’irresponsabilità di chi vuole dividere un paese che già unito fa fatica a competere. Dell’irresponsabilità di chi continua a pensare al paese come se fuori il mondo non andasse in altre direzioni, come se il nostro paese potesse ancora farsi bello con la forza della creatività.

Occorre ritrovare la coscienza collettiva fondante di questo paese, far rinascere il senso di appartenenza e l’orgoglio.

Com’è accaduto a Detroit con il rilancio di Chrysler.

A tal proposito, ci ha mostrato il video girato con Eminem e mandato in onda durante il Superbowl, campagna di comunicazione mirata a ricreare senso di appartenenza ed orgoglio alla città di Detroit, che stava per diventare una città fantasma: http://www.youtube.com/watch?v=APS9tso1G9k

Insomma, un intervento al di fuori di quelli che sono i classici incontri con i manager d’azienda, dove si parla di manager e di azienda.

Qui abbiamo ascoltato, condiviso, approvato e disapprovato, riflettuto su questioni più ampie, sul contesto economico e sociale nel quale non solo le imprese ma tutti noi operiamo e determiniamo.

Condivisibile o meno che sia Sergio Marchionne, sono temi su cui è sano riflettere.

 

Annamaria Cofano

Pubblicato da Annamaria Cofano

Born in Taranto (Puglia), resident in Bologna, I share my hearth among these two cities. Travels are one of my passions: I love to travel, but to arrange travels as well, for friends and not only. I love Africa, and Southern Italy, from where I come. I promote travel experience before than travel itself: enjoy territories, meet people, visit real houses, sit down on a bench and let people pass through. My other passion is Marketing, in particular Marketing@Retail. After a long part of my professional life spent in SME as well as multinational companies, from FMCG to Fashion and Sportswear, I've decided to offer my expertise to companies looking for a support in terms of planning and implementation of strategic projects in Marketing and Retail. I'm also Professor of Marketing at Alma Mater Studiorum, University of Bologna and teach Marketing and Sales Management in High Education Programs.

One thought on “Leadership secondo Marchionne

  1. Leggo con molto interesse il tuo articolo perché tratta un argomento di un settore molto dibattuto, a sproposito, in giro per la rete. Un pò di chiarezza, con commenti completamente contrapposti, ho cercato di fare con alcuni articoli su http://www.automotivespace.it
    Sono letteralmente affascinato dalle capacità di leadership di questa persona e dal coraggio di portare avanti le sue idee. Indubbiamente ha avuto la capacità di entrare in gioco e di imporre le sue regole in un momento propizio….condivido molto di quello che scrivi però, due cose permettimi di dirle:
    1) Fiat=Italia, non è più così e dopo il 2015 vedrai cosa uscirà fuori…
    2) Dagli esempi che riporti, non c’è alcun riferimento a fatti riguardanti il nostro Paese. (che triste realtà)….

    Cioè qui si parla di Etica, ma l’Etica di cosa? dell’azienda o della persona?
    A differenza di molti io penso che Marchionne sia un ottimo comunicatore e tutti i suoi scivoloni siano stati programmati (escluso Report).
    E questo cozza terribilmente con il messaggio che vuol far passare….mi sarebbe piaciuto chiedergli una cosa molto semplice e attinente….Dott. Marchionne, che in USA si fa chiamare Serghio dai suoi collaboratori, ha intenzione di ripetere lo stesso investimento pubblicitario (nelle somme e per le stesse finalità) che ha fatto per Detroit/Chrysler anche per Torino/Fiat? e perchè No/Si?…Ti assicuro che non è una domanda banale, la risposta avrebbe evidenziato qualche buon spunto di riflessione…

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